Mohammed Ali’ compie 70 anni

Posté le 18 janvier, 2012 dans Histoire, Résistance

Mohammed Ali’ ne ha 9 di anni e si chiama Cassius Marcellus Clay Jr. quando qualcuno gli ruba la bicicletta e lui decide che deve dargli una lezione e 18 quando conquista la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma, nel 1960, nella categoria dei pesi medi, l’inizio di una carriera pugilistica fatta di 108 combattimenti e tre corone mondiali in 20 anni. Ma non è solo l’incontro con la boxe a caratterizzare la vita di Cassius Clay . Dopo l’incontro, nel 1964 con Malcolm X, difensore dei diritti degli afro-americani, lascia il suo nome da schiavo e, dopo la sua conversione all’Islam, assume quello di Mohammed Ali’, diventando uno degli atleti politicamente più impegnati nella storia dello sport mondiale.

Gli anni 60 sono quelli della guerra del Vietnam, una guerra nella quale Mohammed rifiuta di combattere o meglio contro la quale decide di battersi, esprimendo all’ufficiale arruolatore il suo stato d’animo con la celebre frase « Non ho nulla contro il Vietnam, nessun vietcong mi ha mai trattato da negro. Noi musulmani non portiamo armi e non facciamo la guerra ». Rischia 5 anni di carcere, perde la cintura di campione del mondo, conquistata battendo Sonny Liston, gli viene ritirata la licenza di pugile per 43 mesi e per restare in libertà deve pagare una cauzione di 5.000 dollari. E’ il prezzo da pagare per il suo impegno civile.

Puo’ tornare sul ring solo nel 1970, sull’onda del grande movimento contro la guerra che ha conquistato i democratici americani e tutta una generazione nel mondo ed ha riempito le strade e le piazze dell’America e dell’Europa in un’unica battaglia di civiltà. Perde il primo incontro per la corona mondiale dei massimi ma vince i due successivi nel 1974 e nel 1975 con il suo grande rivale Joe Frazier, stroncato da un cancro nel 2011.

Il 1974 è l’anno dell’incontro del secolo, quello che lo oppone al campione olimpico del 1968 e campione del mondo dei professionisti versione WBA e WBC dal 1973 al 1974 George Foreman, un avversario potente e molto più giovane che non riesce ad impedire a Mohammed Ali di conquistare il titolo mondiale, mantenuto fino al 1978, all’età di 36 anni. Titolo che recupera l’anno stesso, per abbandonare la boxe l’anno successivo, il 27 giugno 1979, all’apice della sua leggendaria carriera.

Mohammed, che accende la fiamma olimpica nel 1996 ad Atlanta ed è  invitato da Barack Obama in occasione della sua investitura alla presidenza degli USA nel 2008, festeggia il 17 gennaio 2012 i suoi 70 anni combattendo contro il morbo di Parkinson, che lo ha colpito 30 anni fa, ancora in grado di camminare senza aiuto e di accogliere più di 300 amici ed ammiratori venuti a salutarlo.

Mohammed Ali’ è forse il più grande pugile di tutti i tempi e anche dopo aver appeso al chiodo i guantoni non ha perso la voglia di battersi per gli ultimi, i diseredati, le vittime nel suo paese e nel mondo della guerra ai poveri, ai deboli, ai popoli oppressi. Ieri in Vietnam, oggi in Irak, in Medio Oriente, in Afghanistan. Domani in Iran?

Mohammed Ali è nato nel Sud schiavista degli Stati Uniti, in quel Kentucky culla della musica bluegrass e dell’whisky americano il cui nome viene dalla lingua di una delle popolazioni originarie sterminate dai coloni inglesi, gli Irokesi (c’erano anche gli Shawnee e i Cherokee): secondo alcuni Ken-tah-ten e cioé “La terra di domani”, secondo altri « Fiume di sangue ». Sembra un’anticipazione della biografia di un uomo che ha speso una vita per fermare il fiume di sangue che continua a scorrere sulla terra e per contribuire alla costruzione di una terra di domani diversa e più giusta.

Buon compleanno, Mohammed !

Giustiniano Rossi

Parigi, 18 gennaio 2012

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