A Colonia gli affitti esplodono e ne fanno le spese gli inquilini che hanno ancora un vecchio contratto. Putroppo neppure questa condizione protegge dagli sfratti. Un numero sempre maggiore di persone è costretta ad abbandonare le abitazioni che occupa a canoni d’affitto ragionevoli, in nome della « rivalutazione », per far posto agli speculatori immobiliari. Trecento manifestanti, che non sono disposti a stare a guardare passivamente questo processo di espulsione, hanno risposto all’appello « Tutti per Kalle », per impedire lo sfratto di Karl-Heinz Geringk, 54 anni.

La resistenza paga, questa è la sensazione che condividono l’inquilino Kalle, i suoi vicini e centinaia di sostenitori. Lo sfratto di Kalle dalla sua abitazione doveva essere eseguito giovedi’, su richiesta dell’agente immobiliare Marco Hauschild, per conto della Objekt Design Hastrich Srl. Kalle, insieme al Collettivo « Diritto alla città » protestava da mesi contro il provvedimento. Grazie alla determinazione dei suoi sostenitori, l’esecuzione dello sfratto di Kalle è stata rinviata.

A nulla sono valsi i tentativi operati in questi ultimi giorni dall’ufficiale giudiziario e dal capogruppo socialdemocratico nel consiglio comunale di Colonia, Martin Börschel, che avevano fatto pressione su Kalle perché lasciasse spontaneamente il suo alloggio. Sono gli stessi che hanno tentato inutilmente di dividere la protesta e intimidire Kalle grazie agli appoggi di cui godono nella stampa locale.

Dalle 6 del mattino di giovedi’ i primi vicini e gli attivisti impegnati nella difesa di Kalle si sono riuniti nella Fontanestrasse. Un’ora dopo il blocco era operativo : 300 sostenitori si sono concentrati davanti alla casa, mentre almeno altri 80 bloccavano l’interno. Le redazioni on line dei giornali locali riferivano nel dettaglio i preparativi della protesta ed erano presenti anche troupes televisive. Le notizie della protesta avevano largamente superato i confini della città.

Dalle 8 la tensione aumenta, con l’apparizione dell’ufficiale giudiziario, accompagnato dalla polizia, che vogliono rendersi conto della situazione. I manifestanti li accolgono al grido di « Andatevene » e fanno chiaramente capire che non li lasceranno passare. In effetti il blocco, specialmente all’interno della casa, solleva non poche perplessità negli agenti. L’ufficiale giudiziario e la sua scorta di poliziotti si ritirano per consultarsi. Nelle ore successive, fino alle 11, il tentativo di sfratto non viene eseguito e cominciano a circolare voci secondo le quali è sospeso. Qualche minuto dopo l’ufficiale giudiziario si allontana e la polizia si ritira. Dopo aver parlato con il creditore, l’ufficiale giudiziario ha deciso di rinunciare per il momento all’esecuzione dello sfratto per timore di una possible escalation.

Appena i manifestanti hanno conferma della notizia, Kalle si è affacciato alla finestra, contento di vedere di quanti sostenitori dispone fra la gente di Colonia. La successiva manifestazione ha messo del tempo a muoversi perché Kalle era circondato dai giornalisti e dalle troupe televisive. All’angolo della strada, i manifestanti hanno montato un picchetto stabile per rendere chiaro, se fosse necessario, che anche in caso di un secondo tentativo bisogna aspettarsi la stessa reazione.

Per Valerie Kirschbaum, del Collettivo « Tutti per Kalle » “Con la giornata di oggi e l’ampia solidarietà per Kalle anche negli ultimi due mesi qualcosa si è messo in movimento e non puo’ più essere fermato. La politica antisociale dell’amministrazione comunale non potrà continuare. Sempre più gente comincia a difendersi dalle espulsioni ». Incoraggiati da Kalle, anche nella Pfälzerstrasse, nella Robertstrasse, nella Rolshoverstrasse si organizza la protesta degli inquilini decisi a non farsi sloggiare. « Naturalmente saremo qui al prossimo tentativo di sfrattare Kalle. Il successo di oggi ha dimostrato che cosa è possibile se ci uniamo e ci difendiamo insieme contro sfratti ed espulsioni. »

In questo senso, « Alle für Kalle » (Tutti per Kalle) diventa adesso « Kalle für alle » (Kalle per tutti).

Giustiniano Rossi

Parigi, 21 febbraio 2013

Print Friendly