E’ successo quello che si temeva : dozzine di morti, oltre mille feriti, fra i quali anche molti poliziotti. A Kiev, non si tratta di forze di polizia superiori che hanno sopraffatto una dimostrazione disarmata, qui si combatte con brutalità, con l’intenzione di ferire e perfino di uccidere. Chi guarda le immagini capisce che non si tratta di maggiore o minore democrazia, ma della vittoria o della sconfitta di un’opposizione extraparlamentare in un tentativo di sovvertimento che si militarizza sempre di più. La domanda è : cui prodest ? A chi profitta questa escalation ? E, più precisamente, nell’interesse di chi avviene la radicalizzazione attuale, intervenuta proprio nel momento in cui si era cominciato a parlare da tutte le parti di distensione ?

Guardiamo il presidente Janukowitsch. La popolazione gli rimprovera di essersi arricchito grazie alla corruzione. Come oligarca fra gli oligarchi deve temere per la sua vita se cade. Nei confronti degli occidentali, pronti ad intervenire, deve evitare di fornire scuse per « sanzioni » e « misure coercitive ». Ha titubato oltre due mesi per sciogliere con la forza la protesta di piazza Maidan. Politicamente, i tre capi dell’opposizione – Vitali Klitschko, Arseni Jazenjuk, Oleg Tiagnibog – con la loro evidente confusione programmatica non sono un problema per Janukowitsch alle prossime elezioni del 2015. Che interesse aveva a fornire proprio adesso nuovi argomenti ai suoi avversari, quando, dopo una fase di lenta escalation durata due mesi, interveniva una prima distensione ? Potrebbe continuare a governare tranquillo con dei mezzi compromessi con una piazza Maidan come organizzazione extraparlamentare stabile fino alle elezioni. L’attuale escalation lo costringe ad agire, in contrasto con la linea seguita finora.

Guardiamo la popolazione. Giustamente, gli osservatori scrivono della generale determinazione delle proteste di massa. Molte persone semplici, specialmente pensionati, vivono al limite della povertà mentre membri del governo si costruiscono palazzi. Avere giustizia in tribunale senza pagare costose bustarelle sembra quasi impossibile. La classe media sarebbe praticamente distrutta. L’industria e l’agricoltura languono. Molti non riescono a trovare lavoro per provvedere alla famiglia. Non ci vuole molta fantasia per immaginare la rabbia che questa gente ha in petto contro il governo – specialmente dopo che, alla fine di novembre, la polizia ha agito per la prima volta contro le proteste di massa, fino ad allora pacifiche.

In Ucraina non si è abituati a qualcosa del genere, negli anni successivi all’indipendenza, nel 1991. In queste condizioni, a novembre non aveva ancora importanza capire chi provocava gli avvenimenti, che bastavano da soli a far crescere il malumore. Nel frattempo, tuttavia, la militarizzazione degli accampamenti nella piazza Maidan ha travolto le proteste sociali. Malgrado gli appelli allo sciopero generale ed alla formazione di milizie armate regionali dei capi dell’opposizione, le attività nella piazza Maidan si sono ridotte ad una minoranza militante di « protettori » organizzati. Gli scontri armati non hanno evidentemente a che fare con la protesta sociale della maggioranza della popolazione, né a Kiew nè nel resto del paese. Un segnale evidente in questo senso è stato l’inizio della distensione dopo l’entrata in vigore dell’amnistia.

Rimane la domanda : che utilità potrebbe avere per le diverse frazioni dell’opposizione l’escalation attuale ? Forse per capirlo è utile dare un’occhiata al viaggio di Klitschko e Jazenjuk a Berlino. Presentato nei mesi precedenti come alternativa “rivoluzionaria” al “dittatore” Janukowitsch, a Klitschko è andata buca con la sua richiesta di sanzioni alla Merkel. Dopo che era stato smontato una settimana prima dagli USA, gli oppositori di Maidan erano davanti a una scelta: intraprendere la via di lunghe trattative o radicalizzare la resistenza. Hanno scelto la seconda strada, continuando ad accampare con Janukowitsch, senza badare alle concessioni fatte intravedere dal governo, pretese che non era disposto a sodisfare. Le componenti radicali, armate fino ai denti, dei combattenti della piazza Maidan, hanno preso l’iniziativa, cercando lo scontro con le “forze di sicurezza”. A Berlino, Bruxelles e Washington si tratta di nuovo di « misure coercitive ».

Chi approfitta ora di questa situazione ? Evidentemente non Janukowitsch. Evidentemente, neppure la maggioranza della popolazione ucraina, scontenta, e neppure la maggior parte degli abitanti di Kiew. Davanti alla brutalità dei più recenti avvenimenti sulla piazza Maidan dovrebbero essere piuttosto scossi. Ma evidentemente neppure i capi dell’opposizione Jazenjuk, Klitschko e Tiagnibog. Se Janukowitsch dovesse decidere di far sgombrare piazza Maidan o di decretare lo stato d’emergenza perderebbero quella che finora è stata la loro base. Se Janukowitsch dovesse decidere di organizzare subito nuove elezioni, sarebbero costretti a proporre un programma alternativo che non sarebbero sicuramente in grado di elaborare, in ogni caso insieme, data la loro disomogeneità politica. Come programma « abbasso Janukowitsch » non basterà.

Si potrebbe arrivare a pensare che in questa situazione non ci sono vincenti ma solo perdenti e che il paese va verso una divisione. Si potrebbe anche pensare che questo faccia il gioco del « global player » USA e dell’EU, che hanno bisogno di un’Ucraina compiacente per far valere i loro interessi strategici contro la Russia e la Cina. Ma anche questo, in considerazione dell’acutizzazione della situazione, si deve mettere in dubbio. Sembra piuttosto che i « player » partecipanti non siano più in grado di controllare i demoni che hanno evocato, che il programma di rovesciamento del governo Janukowitsch sia sfuggito di mano e che adesso si debba limitare i danni.

Kai Ehlers

Neues Deutschland 21.2.2014

Liberamente tradotto dal tedesco da Giustiniano Rossi

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