Vista l’insufficiente, anzi pressoché inesistente,  applicazione della legge del 2007, che obbliga lo Stato a trovare una soluzione abitativa per le famiglie a basso reddito (sono 54.400 in attesa di un alloggio, 41.000 delle quali in Île de France), Cécile Duflot, ministro verde dell’uguaglianza dei territori e dell’alloggio nel governo Ayrault, ha annunciato mercoledi’ 5 marzo un « piano d’emergenza » e una mobilitazione « a 360 gradi » per ridare un alloggio alle famiglie più povere dell’Île de France.

Ma il problema non è solo quello della scarsa disponibilità di alloggi sociali (nella sola Parigi, le domande non accolte sono 105.000).

Oggi, venerdi’ 7 marzo, compare davanti al tribunale di Nanterre, per rispondere di discriminazione razziale e schedatura etnica, la società Logirep di Suresnes, filiale in Île de France e Alta Normandia del gruppo Polylogis, specialista della costruzione, rinnovo, sistemazione e gestione di alloggi sociali e proprietario di 63.200 alloggi su tutto il territorio nazionale.

E’ un tipo di processo relativo alla gestione etnica degli alloggi sociali estremamente raro in Francia, conseguente alla denuncia sporta nel 2005 da un inquilino originario della Costa d’Avorio che viveva in un alloggio malsano. La sua domanda di cambio d’alloggio era stata respinta da Logirep, che aveva spiegato al richiedente che « era di origine africana e nell’immobile c’erano già abbastanza Neri ». La società Logirep rischia una condanna per discriminazione razziale e schedatura etnica che puo’ comportare una multa fino a 1,75 milioni di euro.

La tesi sostenuta dalla difesa della Logirep sostiene che la promiscuità sociale prevista dall’articolo 441 del Codice della costruzione e dell’habitat, che i proprietari di alloggi sociali devono applicare nella loro attribuzione, non significa mescolanza etnica ma mira all’armonia sociale. La persona che chiedeva il cambio di alloggio avrebbe « disturbato » i vicini ed aveva mentito a proposito delle condizioni del suo alloggio.

La verità è che il concetto di promiscuità sociale è molto vago e serve spesso ai proprietari per scegliere i loro inquilini. In uno studio realizzato in base ai dati forniti dall’Istituto di Statistica Insee nel 2006, tre economisti francesi (Bonnal, Boumahdi e Favard) avevano dimostrato che, a parità di reddito, composizione familiare e tipo di alloggio richiesto, le famiglie di ex immigrati (prima e seconda generazione) impiegavano in media venti mesi più di quelle “europee” per ottenere un alloggio sociale.

Per Favard « il nostro studio prova che esiste una discriminazione, anche se è difficile determinarne le cause. I proprietari di alloggi sociali considerano che le famiglie non europee presentano maggiori rischi per il pagamento dell’affitto, l’insicurezza ed i disturbi ai vicini. Per avere meno seccature possibile servono prima altri candidati ».

L’Unione sociale per l’habitat (USH), che rappresenta 760 società HLM (abitazioni ad affitto moderato) sostiene che « questa questione della disparità nell’attribuzione degli alloggi sociali ci viene posta regolarmente anche se decidiamo solo sul 20-25% delle domande, mentre le prefetture, i comuni, le amministrazioni, che controllano l’80% delle assegnazioni, non sono mai chiamati in ballo ».

In realtà, il caso di Logirep è emblematico. Quando la “promiscuità sociale” è insufficient si “attirano” le « classi medie », termine che vuol dire « Bianchi ». L’inquilino originario della Costa d’Avorio che ha portato in tribunale la società fa parte della « classe media » ma è « Nero ». Questa politica discriminatoria nell’attribuzione di alloggi sociali è, fra l’altro, miope. Infatti, nelle grandi città, la maggior parte delle domande di alloggi sociali vengono dalla famiglie discendenti da immigrati. Le domande di « Bianchi » sono pochissime.

La parola « promiscuità » nasconde, senza dirlo, una dimensione etnica. Ma anche quest’ultima, in Francia, non esiste.

Giustiniano Rossi

Parigi, 7 marzo 2014

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