A Berlino, la direzione del carcere giudiziario di Tegel ha fatto perquisire le celle di due detenuti che avevano diffuso un appello per la fondazione di un sindacato dei reclusi. Nell’appello, confiscato insieme ad un elenco di firme, si richiedeva l’introduzione di un salario minimo per i detenuti e la loro immissione nel sistema pensionistico.

Nella conferenza stampa in occasione della fondazione del sindacato, il loro portavoce, Oliver Rast, ha dichiarato che « i detenuti non hanno protettori e che intendono proteggersi da soli fondando un sindacato ». Rast, la cui cella è stata perquisita, è stato condannato a parecchi anni di prigione per appartenenza al gruppo militante della sinistra autonoma mg, un’organizzazione rivoluzionaria clandestina apparsa nel 2001 e sciolta nel 2009, responsabile di una serie di incendi dolosi. Con un piccolo gruppo di detenuti ha preparato per mesi la fondazione del sindacato.

L’avvocato Sven Lindemann, che rappresenta Rast, ha criticato la perquisizione e dichiarato che i detenuti che intendono fondare un sindacato esercitano un loro diritto : l’articolo 9 comma 3 della Costituzione, che garantisce le libertà sindacali, è applicabile anche in carcere. La portavoce del ministero berlinese della Giustizia ha dichiarato invece che tutte le attività politiche, delle quali fa parte anche la raccolta di firme, devono essere preventivamente discusse con la direzione « per evitare il rischio di sedizione ». L’azione contro i detenuti è stata giustificata dalla portavoce con la non osservanza di questa regola. Non si trattava, a suo dire, di impedire la fondazione di un sindacato dei detenuti.

Secondo le dichiarazioni di Rast, il sindacato non avrà la struttura di un’associazione giuridicamente capace. In questo modo sarà garantita la sua esistenza a lungo termine. In passato, la fondazione di sindacati a breve termine era finita, in generale, quando i fondatori avevano lasciato il carcere.

Giustiniano Rossi

Parigi, 1° giugno 2014

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