La scrittrice sudafricana Nadine Gordimer, Premio Nobel 1991, è morta domenica all’età di 90 anni. La sua famiglia ha comunicato che la gran signora della letteratura contemporanea sudafricana « é morta pacificamente nel sonno » nella sua casa di Johannesburg.

Gordimer era la voce della coscienza del Sudafrica bianco. Nei suoi racconti, romanzi e saggi, criticava la classe media di origine europea della repubblica del Capo, e rimproverava ai presunti oppositori liberali della politica di apartheid di approfittare , tollerando il regime, della separazione razziale invece di protestare con forza contro di esso.

Nei suoi racconti Gordimer svelava in modo efficace il funzionamento dell’apartheid. Spiegava con grande sensibilità come il pensiero dell’apartheid si sia annidato nelle pieghe più profonde della personalità umana e come continui ad operare malgrado tutte le leggi dello Stato. Gordimer descriveva con precisione e senza mezze misure, con una lingua inequivocabilmente chiara, questo dramma dell’opportunismo accomodante. Faceva vedere quanto profondamente la politica permei il privato, quanto sia giusto lo slogan « il privato è sempre politico » e quanto riguardi l’accettazione passiva di una condizione sociale che si pretende immutabile.

Non sorprende che le opere di Gordimer – come quelle dei suoi colleghi di lingua afrikaans André Brink e Breyton Breytenbach – fossero all’indice e trovassero un pubblico di lettori piuttosto all’estero che in Sudafrica, dove l’aveva fatta conoscere il Premio Nobel. Anche altri premi letterari la Gordimer li aveva avuti in un primo tempo solo in Europa : nel 1974 il premio Booker britannico e nel 1985 il premio Nelly Sachs della città di Dortumund per l’infaticabile impegno contro l’oppressione della maggioranza nera in Sudafrica.

Gordimer era sensibile all’ingiustizia e all’abuso del potere. Suo padre, un orologiaio ebreo, aveva lasciato la Lituania. Il suo secondo marito, il collezionista d’arte Reinhold Cassirer, morto nel 2001, era fuggito dalla Germania nazista. E dato che le strutture di potere non si manifestano solo nelle istituzioni statali, ma anche in quelle private, in Gordimer l’analisi letteraria dei rapporti di potere scandaglia anche il rapporto fra uomo e donna, formulando una critica efficace e chiara del patriarcato.

« Un mondo di stranieri » (1961), « Occasione d’amore (1984), « Un ospite d’onore » (1985), « Qualcosa là fuori » (1986), « Una forza della natura » (1987) « Il mondo tardoborghese » (1989), « Vivere nell’interregno » (1990), « Luglio » (1991) « Storia di mio figlio » (1991) « La figlia di Burger » (1992), « Il salto » (1992), « Nessuno al mio fianco » (1994) « Scrivere ed essere. Lezioni di poetica » (1996) « Un’arma in casa » (1998) « Vivere nella speranza e nella storia. Note dal nostro secolo » (1999) « L’aggancio » (2002) « Sveglia ! » (2006), « Beethoven era per un sedicesimo nero » (2008) « Il conservatore » (2009) « Ora o mai più » (2012), « Racconti di una vita » (2014), sono stati in gran parte tradotti e pubblicati in Italia da Feltrinelli.

L’opera di Gordimer, che descrive come funzionano e si riproducono i meccanismi della segregazione, resta di grande attualità. Anche perché la scrittrice, membro dell’ANC, criticava ultimamente l’azione del governo e fustigava, delusa, la corruzione e il nepotismo dell’elite al potere. Nel suo ultimo libro la sua critica conteneva accenti disperati e non si poteva fare a meno di vedere che negli ultimi anni della sua carriera le succedeva quello che era successo all’inizio : all’estero destava più interesse che in patria, dove una quantità di nuove voci letterarie voleva e vuole emanciparsi dalle figure e dalle voci del passato.

Giustiniano Rossi

15 luglio 2014

Print Friendly