Ragazzini e donne anziane tengono alti dei cartelli dove si legge : « le case a quelli che ci abitano » e « no agli sfratti dal centro storico ». Sono istantanee del forte movimento degli inquilini nato in Portogallo nel 1975.  40 anni dopo, un’esposizione al museo Serralves di Porto, nel nord del Portogallo, ricorda un movimento visto con grande simpatie dalla sinistra in tutta l’Europa. Dopo che nel 1974 dei giovani ufficiali avevano rovesciato un regime fascista vecchio di 50 anni, comincio’ in tutto il paese un sovvertimento sociale chiamato « rivoluzione dei garofani ». Soprattutto nel sud del Portogallo, braccianti agricoli si unirono in cooperative ed occuparono la terra dei grandi proprietari. Operai fondarono comitati di fabbrica ed imposero immediati miglioramenti delle condizioni di lavoro nelle loro aziende, come tempi più contenuti e l’allontanamento di capi reparto particolarmente malvisti. In diverse città portoghesi sorsero comitati di quartiere e di inquilini che si impegnarono per alloggi decorosi.

Non è un caso se Porto, seconda città del paese, divento’ uno dei centri di questo movimento. Soprattutto  nella città vecchia la gente viveva in condizioni catastrofiche. Molte delle case ancora abitate minacciavano di crollare, i servizi igienici erano quasi inesistenti. Fin dall’inizio era chiaro che il centro storico aveva per i capitalisti un valore di mercato.  Il progetto SAAL, al centro dell’esposizione, si oppose alla speculazione. SAAL stava per « Comitati locali di sostegno »,  nei quali gli abitanti collaboravano con noti architetti intenzionati a realizzare con loro nuove esperienze costruttive. Partecipavano anche studenti di diverse facoltà. Le decisioni venivano prese in affollate assemblee nelle quali discutevano giovani e vecchi che dichiaravano spesso di intervenire per la prima volta in pubblico.

L’entusiasmo della fase iniziale si trasformo’ in rabbia e determinazione quando, nel 1975, la reazione rialzo’ la testa, senza limitarsi ad attacchi verbali. Auto e sedi di attivisti di SAAL vennero incendiati. Il terrore di destra colpi’ anche organizzazioni di sindacalisti e di braccianti, che dettero vita  tutti insieme a controdimostrazioni nelle quali vennero fatti i nomi non solo di noti destri portoghesi ma anche dei loro sostenitori all’estero. Dopo che, nel 1976, soprattutto per la pressione esercitata dalla NATO, il processo rivoluzionario fu bloccato in Portogallo, fini’ anche il tempo dei comitati di quartiere, che pero’ hanno lasciato delle tracce. I molti visitatori un po’ anziani dell’esposizione dimostrano che non tutto è stato dimenticato. Ancora oggi, la città vecchia di Porto non è un museo per turisti. Ci vivono molte delle persone che si sono ribellate 40 anni fa ed i loro discendenti. Sulle mura delle case sono ben visibili slogan contro la troika e la politica austeritaria imposta dalla Germania.

Giustiniano Rossi

Parigi, 7 gennaio 2015

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