Il grande scrittore tedesco Günther Grass, premio Nobel per la Letteratura nel 1999,  è morto oggi a Lubecca. Aveva 87 anni. Gli dobbiamo, tra l’altro, i romanzi Il Tamburo di latta, Gatto e topo, Anni di cani, Anestesia locale, Dal diario di una lumaca, Il rombo, L’incontro di Telgte, Parti cerebrali ovvero I tedeschi si estinguono, La ratta, Mostrare la lingua, Il richiamo dell’ululone, E’ una lunga storia, Il mio secolo, Il passo del gambero, raccolte di saggi e di poesia, testi teatrali, oltre che le sue memorie (Sbucciando la cipolla, Camera oscura e Grimms Wörter).

Per tutta la vita, Günther Grass ha indagato sul luogo di un disastro: la Germania. Il suo tema era quello della transizione, dove si mescolano buono e cattivo, destra e sinistra, progresso e reazione, indifferenza e fanatismo. La sua opera mostra che la storia, questo vano esercizio di interpretrazione nel mare infinito di spazio e tempo, è frantumata in storie. Solo nel dettaglio, nella carne concreta, nel sangue e nello spirito è possibile scrutare quanto gli uomini siano espressione di condizioni del loro tempo, quanto scoprano cosi’ possibilità di vita e, nello stesso tempo, ne vengano derubati. Scoprirsi, derubarsi. Con la loro varietà, queste storie producono « la storia » che, attraverso molteplici rotture, è più della somma delle loro tendenze. Grass era espressione dell’animo tedesco. Come disposizione spirituale o come abbozzo, come condizione emotiva o come pericolo, come tortura della memoria o come fonte del pensiero, come rimozione profonda, come virtù emergente o come marchio di Caino sulla fronte.

Giustiniano Rossi

Parigi, 13 aprile 2015

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