Nella foto del 21 luglio 2001, si vede l’agente Fabio Tortosa portare fuori della scuola Diaz, a Genova, Moritz von Unger, allora studente di Giurisprudenza dell’università Humboldt di Berlino. Unger si stava lavando i denti al momento dell’irruzione. Scappato al piano di sopra, riceve un diluvio di manganellate sulla testa, al braccio, al fianco. Un colpo di stivale colpisce un ragazzo a terra accanto a lui. Vede il sangue scorrere sul pavimento. Uno dei poliziotti gli sputa in faccia. In carcere passa la notte con le spalle a una parete, le gambe divaricate e le mani sopra la testa.

Il 9 aprile scorso Fabio Tortosa, dirigente sindacale del Consap, Confederazione sindacale autonoma di polizia, dirigente della Federazione italiana di football americano e vicepresidente della squadra di football americano « Lazio marines », scrive sulla sua pagina Facebook, raccogliendo 191 « Mi piace », che “Esistono due realtà, due verità. La verità e la verità processuale. La verità processuale si è conclusa con una condanna di alcuni vertici della polizia di Stato e del mio fratello Massimo Nucera a cui va sempre il mio grande rispetto ed abbraccio. Poi esiste la verità, quella con tutte le lettere maiuscole. Quella che solo io e i miei fratelli sappiamo, quella che solo noi che eravamo lì quella notte sappiamo. Una verità che non abbiamo mai preteso che venisse a galla. Una verità che portiamo nei nostri cuori e nei nostri occhi a distanza di quasi 15 anni, quando quegli uomini incredibili si reincrociano in ogni piazza d’Italia in cui ci sia da avversare i nemici della democrazia. Quegli occhi che si uniscono in un abbraccio segreto. In un convenzionale e silenzioso ‘si’, lo sappiamo, ci hanno inculato. Ma che importa? non era la gloria quello che cercavamo. Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all’Italia, il mio paese, un paese che mi ha tradito ma che non tradirò. Per quanto riguarda tutti voi : tranquilli, non vogliamo la pietas di nessuno. Sappiamo che siamo quelli ignoranti, scampati alla disoccupazione, lontani dai vostri salotti radical chic, dal vostro perbenismo becero, dal vostro politically correct. Siamo quelli che dopo un servizio di 10 ore dove abbiamo respirato odio, siamo pronti a rientrare nelle nostre case a dare amore ai nostri figli e alle nostre mogli. Ci troverai con una ceres in mano, ti odieremo perchè non hai la nostra tuta da op, ma non te lo faremo sapere. Saremo sempre al tuo servizio, anche se quando ti rubano in casa, meriteresti, e sarebbe più coerente, che chiamassi batman”.

Un difensore della democrazia con qualche rudimento di inglese imparato sui fumetti di Batman ?

Qualche commento : “In quegli anni e specialmente in quei giorni ho vissuto dei momenti che resteranno indelebili nella mia mente e nel mio cuore…Eravamo 80 ma la nostra forza era inarrestabile…80 Torturatori con le palle piene de stemmerde. Ora non sono piu con te Fabio come allora ma avrei dato chissa cosa per continuare a vivere con gente come te”. “Per quel poco che serve avete tutta la mia stima, e a quelle merde che ogni volta tirano fuori i nomi di cucchi, aldrovandi etc etc… Ricordatevi le vittime o i feriti delle forze dell’ordine durante l’ordine pubblico, raciti etc etc… Io ero a casa con dei compagni di squadra a guardare cosa combinavano quei ‘bravi ragazzi’ e tifavamo per la polizia, come dovrebbe fare ogni cittadino che ci tiene al proprio paese”.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi,  si è subito pronunciato, dicendo « No a capri espiatori », (alludendo all’inaffondabile Gianni De Gennaro, capo della Polizia allora e presidente di Finmeccanica oggi), dato che, a suo avviso, dopo 14 anni e dopo la sentenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo, che ha condannato l’Italia per le brutalità e le torture della Diaz,« non è stata fatta chiarezza fino in fondo sulle responsabilità politiche di chi ha gestito quella vicenda ».

Giustiniano Rossi

Parigi, 15 aprile 2015

Print Friendly