Secondo Dominique Versini, assessore alla « Solidarietà » del Comune di Parigi, lo sgombero dell’accampamento di migranti sorto nell’estate 2014 nei dintorni della Gare du Nord della capitale francese si è svolto, martedi’ 2 giugno dall’alba alle 11.30,  in circostanze ottimali. Il questore, Bernard Boucault, ha parlato di un « dispositivo ben organizzato » e di un « eccellente coordinamento fra associazioni e pubblici poteri ». Erano in 380, originari in gran parte del Corno d’Africa, a sopravvivere in una tendopoli sotto il ponte del métro, fra le stazioni di Barbès-Rochechouart e La Chapelle, con due gabinetti pubblici spesso fuori uso come unico confort.

Il campo è stato smantellato a causa di « gravi rischi di epidemie ». Le persone evacuate dovrebbero, secondo la circolare Valls del 2012, essere stabilmente alloggiate in un centro di accoglienza. La realtà è diversa. Molti sono già di ritorno nel luogo dal quale sono stati sloggiati, nella speranza di recuperare qualcosa, dopo aver scoperto che viene loro garantita una camera in un albergo men che squallido di una remota periferia per tre-sette giorni.  Dopodiché c’è di nuovo la strada. Fra qualche giorno toccherà ad un’altra tendopoli nei pressi della Gare d’Austerlitz. Nello stesso giorno, altri 140 migranti sono stati evacuati dalla polizia da due campi della città di Calais, sulla Manica, detta anche la « Lampedusa del nord », da dove tentano di raggiungere le coste inglesi. Ci riescono ogni giorno, evitando controlli e rastrellamenti,  in 100-200.

Questi campi di fortuna nella « città più bella del mondo », come i francesi amano definire la loro capitale, sono una tappa obbligata per sudanesi, marocchini, tunisini, eritrei che, diretti verso Calais o altrove,  riescono a raggiungere la Francia dall’Italia. La sindaca socialista di Parigi, Anne Hidalgo, con la collaborazione della questura ed alla presenza di un nugolo di giornalisti, fotografi e reporter, opportunamente avvisati, ha restituito alla Ville lumière lo charme che le è proprio smistando i profughi verso vari comuni della banlieue nella generale indifferenza dei passanti. Gli abitanti e qualche commerciante, quelli che in questi mesi di ‘coabitazione’ hanno aiutato quotidianamente fornendo cibo, coperte e servizi indispensabili alla persona,hanno chiesto invano  notizie sulla sorte degli accampati.

Giustiniano Rossi

Parigi, 6 giugno 2015

 

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