La lettura quotidiana dei miserabili aforismi di quell’ex boy-scout, democristiano  e figlio di un democristiano,  diventato presidente del consiglio per volontà di dio e di Giorgio Napolitano, è una vera miniera, anche se non proprio d’oro. Ne traspare la cultura dei fumetti (Goldrake, Paperoga, Mazzinga)  ma anche quella delle canzonette (celebre il gigliolacinquettiano « non ho l’età » in occasione del suo insediamento al Senato). Il più giovane primo ministro della storia del Belpaese ama le frasi a effetto : « Dopo il governo Berlusconi, anche un governo guidato dal pulcino pio sarebbe in grado di fare meglio », « la UE non si puo’ solo commuovere, si deve muovere », fino a quel « non tramo ma tremo » che a qualche anziano sciarpalittorio ricorda  il « marciare per non marcire » di dannunziana (mussoliniana) memoria.

Ma, se il cavallo di battaglia di Craxi erano le sapienti pause e quello di Berlusconi i « mi consenta », quelli del Nostro sono i « mai più » e i « basta ». Senza tema del ridicolo vaticina, con aria ispirata,  « Mai più inciuci o larghe intese », « Mai più rimborsopoli », « Mai più ultimi nella cooperazione internazionale », « Mai più cultura ostaggio dei sindacati » oppure « Basta con il derby ideologico sulla giustizia, « Basta con il ping-pong  Camera – Senato », « Basta con l’immunità negli stadi », « Basta con chi protesta e non fa nulla per cambiare » « Basta con l’IMU (dal 2016) » « Basta con i convegni sul lavoro, le cose da fare le sappiamo », « Basta con le discussioni interne ».

Se, nel linguaggio dell’eterno ragazzo paffutello di Rignano sull’Arno,  i sindacalisti sono ridotti a tristi messeri che tengono in ostaggio la cultura o, al massimo, organizzano convegni sul lavoro (inutili, tanto Lui sa già cosa fare), i professori diventano professoroni o, peggio,  professionisti della tartina, chi cerca di ragionare è responsabile di interminabili quanto noiose discussioni interne, i giudici non sono che protagonisti di un derby « ideologico » sulla giustizia, il bicameralismo diventa un interminabile  ping-pong fra Camera e Senato, l’opposizione, che sia interna al « partito » o sociale,  non sa far altro che parlare. Il tentativo è quello di nascondere il niente dietro il tutto e il contrario di tutto, l’opportunismo dietro la sua più dura critica, l’autoritarismo dietro la democrazia delle reti « sociali », la mancanza di cultura dietro i copia-incolla da Wikipedia, l’assenza di dialogo con l’apertura al dialogo… purché alla fine vinca il si’,  e senza modifiche.

Giustiniano Rossi

Parigi, 1° ottobre 2015

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