La pietà non è durata molto. Due settimane fa dieci persone, fra cui cinque bambini, il più piccolo di sei mesi, hanno perso la vita in un incendio in accampamento di roulottes a Carrickmines, vicino a Dublino. Le vittime facevano parte della grande famiglia dei Connors. Tre giorni dopo, ci sono stati i funerali. Il presidente irlandese, Michael D. Higgins, l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin e ministri vari hanno fatto le condoglianze, la popolazione è accorsa carica di doni ed ha trasformato il luogo della tragedia in un mare di fiori. Il Comune ha promesso che provvederà ad alloggi di emergenza per i 15 componenti della famiglia sopravvissuti ed ha scelto un campo in fondo ad una strada senza uscita nelle vicinanze. Due case mobili e una lavanderia devono essere allestite per alloggiarvi le persone per sei mesi, fino a quando l’alloggio definitivo sarà pronto.

Ma la pietà è finita presto, perché nessuno vuole questa gente davanti alla porta di casa. Da una settimana i residenti bloccano con le loro auto l’accesso al campo, per impedire l’inizio dei lavori. Il motivo è che i Connors sono travellers, nomadi. In Irlanda sono registrate 10.226 famiglie di travellers. Nessuno li vuole avere come vicini e da un sondaggio fra 4.800 lettori dell’Irish Times risulta che il 72% dei lettori dà loro ragione. Anche i politici locali non si curano dei travellers. Quasi la metà delle 31 amministrazioni distrettuali irlandesi non hanno neppure richiesto i fondi per costruire le aree di sosta per i nomadi. E, dove sono progettate, i cittadini fanno di tutto per impedirne o rimandarne più possibile la realizzazione. I motivi  che vengano accampati sono un preteso comportamento asociale, rifiuti fuori dei cassonetti, feste notturne, fuochi aperti e aumento della criminalità.

I travellers, membri dell’Associazione internazionale dei Sinti e dei Rom, sono irlandesi. Gli antenati di molte famiglie di travellers sono state sfrattate dalla casa e dal podere ai tempi della Grande Carestia del 1845-1848, perché non potevano pagare l’affitto. Hanno la loro lingua, lo shelta o cant. Ancora all’inizio del 20° secolo si spostavano attraverso il paese lavorando come calderai, tessitori, sarti, fabbri. Ma con l’introduzione delle macchine agricole, materie plastiche e tessuti industriali, i loro servigi non sono più stati richiesti. La speranza di vita dei travellers è di 50 anni, i nuclei familiari e la mortalità infantile sono il triplo della media irlandese. I travellers non hanno libero accesso a molti pub, ristoranti, supermercati o lavanderie. A scuola, i loro bambini devono frequentare classi speciali. Tre quarti degli irlandesi non comprerebbero una casa nelle vicinanze di un’area di sosta. Il ministro per le Pari Opportunità, Aodhan O Riordain, ha detto che il blocco degli abitanti di Carrickmines rimanda ai tempi bui negli USA : « a maggio abbiamo votato per l’equiparazione del matrimonio omosessuale e ad ottobre quello che avviene mi rammenta l’Alabama degli anni 50 ».

Giustiniano Rossi

Parigi, 21 ottobre 2015

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