Il 17 dicembre 2010 Mohammed Bouazizi, un venditore ambulante di frutta e verdura di 26 anni,  si dava fuoco a Sidi Bouzid, Tunisia. Esplodeva la protesta contro l’oppressione, la disoccupazione, la corruzione, la povertà. Il 14 gennaio 2011 il dittatore Ben Ali, da 23 anni al potere con il sostegno attivo dell’Occidente, si rifugiava in Arabia Saudita. Saliva al potere il partito islamico Ennahda e quindi Nidha Tunis, pieni di membri del vecchio regime. La rivoluzione veniva repressa, due esponenti della sinistra erano assassinati, la polizia tornava nelle città e nei quartieri.   Il 17 gennaio 2016, a Kasserine, Ridha Yahtaoui, 28 anni, muore suicida su un traliccio dove era salito con molti altri per protestare per la sua esclusione dalle liste d’impiego della funzione pubblica. Migliaia di persone scendono in strada, erigono barricate, affrontano la polizia. Un poliziotto viene linciato a morte. A Sfax si immola un altro giovane disoccupato. Si verificano scontri a Kairouan, Testour, Sidi Bouzid, Kram, Rdeheyef, Tahka, Gafsa, Sousa. A Tunisi, una marcia raggiunge l’avenue Bourghiba, al centro della città.

Dopo cinque anni di « transizione democratica », gridano ancora per il diritto al lavoro, la dignità, la giustizia sociale gli stessi giovani delle città massacrate dalla povertà, umiliati dal regime di Ben Ali prima e da quello successivo tanto caro agli USA e all’UE poi. Quasi niente è cambiato da allora, neppure la determinazione e il coraggio dei manifestanti. Alla povertà e alla corruzione si sono aggiunti i rappresentanti dell’esercito del Califfo, che seminano il terrore nei villaggi mentre la polizia non interviene. Nel solo 2015, lo Stato Islamico rivendica tre attentati che causano 76 morti. Venerdi’ 21 gennaio il presidente tunisino Habib Essid, a pranzo a Parigi con François Hollande, afferma che la situazione nel suo paese è sotto controllo, « con poche eccezioni », mentre il presidente francese annuncia un piano d’aiuti di un miliardo di euro in cinque anni. In Tunisia, dove si sono rifugiati un milione di libici, la notte vige il coprifuoco. Gli arrestati per « vandalismo e violenze » sono già 600.

Giustiniano Rossi

Parigi, 25.1.2016

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