Il papa, Renzi, Hollande, le persone che il presidente iraniano Hassan Rohani incontra nella sua visita in Europa sono accuratamente scelte. Nessuna sorpresa : quella di Rohani è la prima visita di Stato di un capo dello Stato iraniano in Europa da quasi due decenni. La sua visita di quattro giorni in  Italia e in Francia fa parte degli sforzi di Teheran di riannodare vecchie relazioni dopo la conclusione dell’accordo sul nucleare e la fine delle sanzioni. Per Rohani si tratta di affari lucrativi, ad esempio di quelli fra i produttori di gas iraniani e la il fornitore di servizi per l’industria petrolifera Saipem. Renzi non lascia nulla di intentato per non urtare la sensibilità del suo ospite, dalla copertura dei nudi nei musei capitolini alla rinuncia al vino a tavola.

Esportatori occidentali e investitori considerano l’Iran, numero due al mondo per riserve di gas e di petrolio, un mercato ideale, e vedono i suoi quasi 80 milioni di abitanti come altrettanti potenziali clienti. Le liquidità del Paese saranno migliorate dallo sblocco dei miliardi di dollari congelati finora presso banche estere. Tuttavia, i problemi finanziari non mancano. L’economia iraniana continua ad essere largamente dipendente dall’industria del gas e del petrolio, la cui esportazione costituisce più dell’80% delle entrate dello Stato. L’embargo imposto da USA e UE dal 2012 ha ridotto le esportazioni da 2,3 milioni a 1 milione di barili al giorno. La manna petrolifera è scesa dai 118 miliardi di dollari del 2011 ai 42 miliardi del 2013.

Adesso le esportazioni dovrebbero risalire in breve tempo di mezzo milione di barili al giorno e, a medio termine, tornare al livello di prima delle sanzioni. Ma gli impianti di raffinazione sono antiquati e risalgono per la maggior parte agli anni 70. Per svilupparsi, l’industria petrolifera deve essere ammodernata. L’Iran non dispone di mezzi sufficienti e dipende da investitori esteri, il cui interesse non è enorme, data la situazione del mercato, con un eccesso di offerta e una richiesta di petrolio in diminuzione. La situazione politica nella regione e nel Paese non è delle migliori. La corruzione è diffusa. Il prezzo del petrolio è crollato e il crollo sarà aggravato dall’aumento delle esportazioni iraniane. Per contrastare il crollo dei prezzi, altri Stati aderenti all’OPEC, primo fra tutti l’Arabia saudita, dovrebbero ridurre la produzione. Ma proprio l’Arabia saudita sunnita che, forte della protezione degli USA,  non lascia nulla di intentato per impedire che l’Iran si imponga come potenza regionale, cercherà di frenare lo sviluppo dell’odiato rivale sciita. Secondo il ministro del petrolio Bijan Sangeneh, l’Iran non ha intenzione di acuire le tensioni sul mercato mondiale « ma di recuperare la sua quota di mercato ». Un obiettivo raggiungibile solo provocando un ulteriore calo dei prezzi.

Giustiniano Rossi

Parigi, 26 gennaio 2016

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