Il 18 marzo 1996 300 lavoratori originari del Senegal, del Mali, della Mauritania penetrano nella chiesa di Saint Ambroise, nell’XI arrondissement di Parigi. Il parroco, cristianamente, chiama la polizia. Dopo mesi di peregrinazioni, i lavoratori occupano la chiesa di Saint Bernard dove, durante la Comune, Louise Michel teneva le riunioni del suo club rivoluzionario. Da anni, ormai, il Partito Socialista e la Destra condividono la stessa opinione sull’immigrazione. Il 3 dicembre 1989 il primo ministro socialista, Michel Rocard, ha dichiarato alla TV che la Francia non puo’ « ospitare tutta la miseria del mondo ». Lo stesso anno, il presidente socialista della Repubblica, François Mitterrand, non è stato da meno, affermando che « la soglia di tolleranza dei francesi è stata raggiunta negli anni 70 ». Il 23 agosto 1996 la chiesa viene evacuata dalla polizia.

I sans papiers sono usciti dall’ombra, rivendicano il diritto di circolare, di lavorare, di vivere in Francia. L’irruzione sulla scena mediatica e politica del nuovo movimento diventa un simbolo. Associazioni, sindacati, partiti, artisti, cineasti, intellettuali esigono, uniti, la regolarizzazione globale dei sans papiers e l’uguaglianza dei diritti. Dopo 20 anni, la lotta continua contro una politica anti-immigrati che sbarra l’ingresso all’Europa, organizza dei campi alle sue frontiere, lascia i profughi in condizioni disumane, trasforma il Mediterraneo in una tomba collettiva.  Una legge dopo l’altra, i processi contro coloro che manifestano la loro solidarietà militante con i sans papiers si moltiplicano. Il « delitto di solidarietà » prende di mira quanti, per convinzione, per generosità, per semplice sentimento di umanità, rifiutano di cedere alle ingiunzioni del potere che privano lo straniero in situazione irregolare in Francia di ogni forma di sostegno.

Tre quarti degli occupanti della chiesa di Saint Bernard saranno regolarizzati. Gli altri sono ancora in attesa.

Giustiniano Rossi

Parigi, 23 giugno 2016

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