Già nel mese di maggio, gli operatori di Borsa ne erano certi: la presidente brasiliana eletta, Dilma Rousseff, non sarebbe tornata dopo essere stata sospesa dalla sua carica. Le era subentrato il neo-liberista Michel Temer. Era facilmente prevedibile osservando il forte aumento del prezzo delle azioni e quello del valore del real, la valuta nazionale, anche se Temer non aveva ancora fatto nessuna mossa come capo del governo.

Gli speculatori avevano ragione. Tutti sapevano cosa intendeva Temer quando affermava « La mia promessa è di ristabilire la nostra economia e riportare il Brasile in carreggiata » : una spinta verso la liberalizzazione dell’economia a spese delle classi sociali meno fortunate.

Detto, fatto : adesso Temer ha annunciato di voler attirare gli investitori internazionali con un massiccio programma di privatizzazioni. La liquidazione del patrimonio pubblico come gli aeroporti e gli interporti per i cereali e la benzina per fare cassa in modo da far fronte alla recessione. Quello che Temer non dice è che una volta finita l’argenteria di famiglia non c’è copertura per le spese correnti. E che, invece, verrà tagliata la spesa sociale e quella per l’istruzione. Uno scenario noto in America latina come il decennio perduto : gli anni 90.

Giustiniano Rossi

Parigi, 15 settembre 2016

Print Friendly