Un giornale rivela che un fabbricante di automobili trasmette le sue esigenze al presidente del Consiglio dei ministri bavarese che, a sua volta, le inoltra alla cancelliera Angela Merkel. Quest’ultima se ne fa interprete a Bruxelles e, come desiderava il costruttore, i valori limite tollerati per i gas di scarico non vengono abbassati, come annunciato in un primo tempo.

Uno scandalo, ma solo in teoria. Sarebbe lecito aspettarsi da parte del costruttore un imbarazzato silenzio. Essere presi con le mani nel sacco – in questo caso lobbying, cioé esercizio di pressioni sul sistema politico per favorire interessi particolari – non è lusinghiero. Ma questo, per la BMW, non vale. Il costruttore bavarese, invece di tacere, alza la voce : non è stato il solo, secondo il suo portavoce, a voler evitare che le norme sui gas di scarico fossero rese più severe. L’intera industria dell’auto lo voleva ! Ma questo non cambia niente ! Anzi, il comportamento della BMW è decisamente audace e, soprattutto, certifica la povertà del panorama politico tedesco ed europeo.

L’insolenza con la quale la BMW ammette di aver fatto pressione sulla politica dimostra una nuova qualità  del lobbying. Si tratta di una pratica che non è più imbarazzata, come avveniva in passato,  dalla capacità del danaro di influenzare la politica. All’uomo della strada viene definitivamente dimostrato che le sue crocette sulla scheda elettorale una volta ogni quattro anni non contano granché. E tutti i partiti che partecipano al gioco contribuiscono all’ulteriore erosione di un sistema che è democratico ormai soltanto sulla carta.

Giustiniano Rossi

Parigi, 24 settembre 2016

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