Da anni Said, la moglie Kadija e i loro tre figli abitano al N°51 di Corso Regina Margherita, a Torino. La storia di Said somiglia a tante altre. Paga regolarmente l’affitto per oltre 10 anni ma, nel 2014, perde il lavoro e non riesce più ad arrivare alla fine del mese. Il 14 ottobre, mentre accompagna i figli a scuola, una squadraccia inviata dal « ras delle soffitte » Giorgio Molino, proprietario di quasi 2.000 appartamenti, palazzi, negozi e terreni a Torino e provincia, entra nell’appartamento, distrugge i sanitari e cambia la serratura.

Il Comune non propone nessuna soluzione abitativa, la procedura di sfratto, che prevede la presenza dell’ufficiale giudiziario, viene ignorata. Ma gli autori della prepotenza non hanno fatto i conti con la solidarietà del quartiere. I furgoni che stanno portando via i mobili della famiglia di Said sono bloccati e vengono riportati nell’appartamento sotto gli occhi sbigottiti della polizia, che carica i presenti e libera l’entrata dell’alloggio. Seguono scontri, barricate e cassonetti rovesciati. Un’occasione per la giunta 5 stelle per schierarsi effettivamente dalla parte dei cittadini.

Ai primi del nuovo anno arriva invece la vendetta della magistratura e del suo braccio armato, sempre attenti a non mordere la mano del padrone. Cinque obblighi di firma, due arresti domiciliari e un arresto in carcere per altrettante persone che avevano fatto resistenza allo sfratto della famiglia di Said. Una resistenza in cui italiani e immigrati difendono fianco a fianco il fondamentale diritto alla casa. Una dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che giusto non vuol dire legale.

Giustiniano

9 gennaio 2016

Print Friendly