In Italia, il 55% dei condannati finisce in carcere. Sono il 48% in Spagna, il 36% in Inghilterra, il 30% in Francia e il 28% in Germania. Malgrado i tentativi del legislatore di incentivare ed estendere le misure alternative al carcere, come l’affidamento in prova al servizio sociale, i lavori socialmente utili, la detenzione domiciliare, la libertà vigilata, il regime di semilibertà, il ritardo nel nostro Paese è chiaro.

La situazione è drammaticamente evidenziata dai suicidi in carcere. Uno ogni sette giorni. Negli anni fra il 2009 e il 2011, quando le carceri scoppiavano, si sono suicidati quasi 60 detenuti all’anno. Nel 2015 sono scesi a 39. La macabra classifica degli istituti penitenziari con il maggior numero di suicidi è guidata dal carcere di Poggioreale (Napoli), seguito da quelli di Sollicciano (Firenze) e di Rebibbia (Roma). Fra il 2009 e il 31 agosto 2016 i suicidi in carcere sono 423. In maggioranza sono giovani.

Accanto ai suicidi accertati, molte sono le morti meno chiare. Il numero dei detenuti morti potrebbe risultare molto maggiore. Se tutti venissero segnalati. Il 23 ottobre si è suicidato a Rebibbia un detenuto cileno ma la sua morte non è stata segnalata. Un altro straniero è morto recentemente nel carcere di Paola e la notizia è trapelata solo grazie alla segnalazione dell’attivista radicale Emilio Quintieri. Quanti sono gli altri morti di cui non sappiamo e non sapremo mai nulla ?

Giustiniano

2 marzo 2017

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