Il perdente dello scontro in atto in Venezuela è chiaro da un pezzo : è il popolo venezuelano. E’ una battaglia combattuta dalle due parti senza esclusione di colpi. L’opposizione parlamentare di destra è della stessa stoffa di quella che ha organizzato nel 2002 il colpo di Stato contro Hogo Chàvez e nel 2003 lo sciopero petrolifero contro il governo socialista. Entrambi gli attacchi dell’oligarchia tradizionale sono stati respinti, ma dopo la morte di Chàvez sono ricominciati e il calo del prezzo del petrolio favorisce il suo progetto, sostenuto dall’imperialismo americano, volto a ristabilire i vecchi rapporti di classe.

Il governo del successore di Chàvez, Nicolas Maduro, si difende con tutti i mezzi a sua diposizione. La decisione della Corte suprema di neutralizzare il parlamento, responsabile di non applicare le decisioni, è formalmente corretta. Che l’opposizione dica no alla sentenza della Corte suprema non è accettabile in un sistema dove vige la divisione dei poteri. La nomina alla Corte suprema di giudici vicini al governo, prima dell’elezione del nuovo parlamento, in previsione di scontri con il governo stesso, è un fatto. Che privare di potere il parlamento non riguardi il diritto ma rappresenti un fatto compiuto è evidente. E, di sicuro, non è una vita d’uscita dalla spirale negativa.

Giustiniano

31 marzo 2017

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