Norvegia. Febbraio scorso. Una balena insabbiata. Lunga sei metri. Nello stomaco una trentina di sacchetti di plastica di tutti i colori, invece dei calamari di cui questa specie è ghiotta. Nei mari e negli oceani, la plastica è diventata un serial killer. Le tartarughe soffocano, credendo di ingoiare delle meduse. Delfini, otarie e uccelli non sono risparmiati. Nel mare del Nord, il 94% degli stomaci degli uccelli contiene plastica. Ogni anno, negli oceani ne finiscono 10 milioni di tonnellate. Circa un terzo sono microplastiche – minuscoli residui di sacchetti, bottiglie, pneumatici, cicche, fibre sintetiche con un diametro compreso fra 1 micrometro e 5 millimetri – che si trasformano in una « minestra » sempre più densa. Nel 2025, la produzione sarà decuplicata. La natura ha bisogno di quattro secoli per decomporre un semplice tappo. E, se nulla verrà fatto, nel 2050 il peso della plastica negli oceani sarà uguale o superiore a quello dei pesci.

Le microplastiche contaminano tutta la catena alimentare : ingerite dalla cozza, si ritrovano nello stomaco del suo predatore, il granchio. Sono presenti nell’apparato digerente dei pesci destinati all’alimentazione umana, che contengono anche sostanze chimiche inquinanti. Cosa fare ? Impossibile pulire gli oceani raccogliendo la plastica aldilà delle coste e della foce dei fiumi. L’unico metodo è di impedire che rifiuti di plastica arrivino al mare. In Europa, meno del 30% dei rifiuti di plastica sono riciclati. E ridurre il consumo, e dunque la produzione di plastica, è ancora meglio che riciclarla. Il miglior rifiuto è quello che non si produce.

Ma la vera chiave per risolvere il problema è nel civismo. Tutte le misure destinate a ridurre l’inquinamento alla fonte sono pertinenti, previo cambiamento del comportamento dei consumatori. Bisogna comprare prodotti sfusi o in contenitori più ecologici. Le popolazioni devono essere coinvolte in iniziative di tutela ambientale come la pulizia delle spiagge, delle rive dei fiumi, dei cigli delle strade e dei dintorni delle zone residenziali. Oltre all’impatto positivo diretto, questo tipo d’azione è essenziale per l’educazione e la sensibilizzazione ai problemi ambientali. Soprattutto se, nel corso di una di queste operazioni, ci si imbatte nel cadavere di un uccello tristemente colorato dai frammenti di plastica che ha ingerito.

Giustiniano

10 aprile 2017

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