Dopo otto anni di campo di concentramento, dal 1937 al 1945, il pastore protestante tedesco Martin Niemöller, una delle figure più eminenti del movimento pacifista del dopoguerra, scrive : «Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa».

Fa pensare a questi versi l’approvazione del Decreto legge 17 febbraio 2017 n. 13, contenente “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale”, più noto come  decreto Minniti, che sancisce la nascita di un altro diritto, quello per i poveri e per gli oppressi, che oggi sono i migranti, ma che domani saranno ampi strati della nostra società.  Minniti sta facendo le prove, alla pari di quei dottori che provano sui topi  i farmaci che domani sperano di poter dare agli uomini.  Ecco perché quando un giorno verranno a prendere anche me non potrò dire nulla, perché non ci sarà rimasto nessuno a protestare….

L’abolizione di un grado di giudizio, ossia del reclamo in Corte d’Appello, che fa rabbrividire Arci e Caritas, che fa gridare ad una “pericolosa compressione delle garanzie” al CSM, di fatto introduce nel nostro ordinamento una sorta di diritto differenziato, che si fonda sul censo, sul colore della pelle. Altro che la legge è uguale per tutti, la legge non esiste più se riesce a coniare simili aberrazioni.

Siamo in presenza di un vero e proprio colpo di Stato giudiziario.

Giustiniano

11 aprile 2017

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