Il nuovo presidente francese, Emmanuel Macron, è considerato una novità nel paesaggio politico. A 39 anni, è il più giovane capo di Stato della storia del suo Paese. Si definisce un outsider della politica. Fino ad agosto 2014, quando è nominato, sorprendentemente, ministro dell’Economia, il suo nome è ignoto al pubblico. E’ stato consigliere economico di François Hollande e, successivamente, vice »-segretario generale dell’Eliseo. Hollande ne ha promosso l’ascesa ripromettendosene il sostegno per una sua seconda candidatura presidenziale. Ma le cose sono andate diversamente. Macron gli è subentrato all’Eliseo e Hollande ha dovuto rinunciare a ripresentarsi. Tuttavia Hollande non è il solo ad essere stato sopreso da Macron. Nei mesi scorsi, su Macron sono usciti  innumerevoli articoli e libri, che non forniscono risposte a molte domande relative alla sua persona. Quello che é chiaro è che Macron è nato nel 1977 ad Amiens, una città industriale 160 km a nord di Parigi. I suoi genitori e i suoi fratelli sono medici. Solo lui ha preso una strada diversa. A 15 anni, mentre frequenta una scuola di Amiens diretta dai gesuiti, conosce l’insegnante di francese Brigitte Trogneux, 24 anni più vecchia di lui, se ne innamora e, successivamente, la sposa. E’ al suo fianco ancora oggi.

A suo tempo, per evitare uno scandalo, i genitori lo mandano a Parigi al prestigioso liceo Henry IV, dove consegue la maturità tre anni dopo. Studia filosofia a Sciences Po e scrive una tesi di laurea  su Machiavelli e una su Hegel. Dal 1999 al 2001 è assistente del famoso filosofo Paul Ricoeur. Nel 2002 supera l’esame di ammissione alla Scuola superiore di amministrazione ENA e vi conclude gli studi fra i primi nel 2004. Diventa un dirigente del ministero dell’Economia e delle Finanze. Conosce Jacques Attali, ex consigliere speciale di François Mitterrand, e il direttore della Nestlé Peter Brabeck. Quest’ultimo gli consiglia di passare al settore privato. Entra alla Banca Rotschild, lasciando nel 2008 il servizio pubblico. Fra il 2006 e il 2009 milita nel Partito socialista. Dopo aver rifiutato il posto di vice-presidente di gabinetto del primo minustro di destra François Fillon, nel 2011 è consigliere economico di François Hollande, candidato alla presidenza nel 2012.

Da Rothschild Macron fa in un primo tempo il banchiere d’affari e arriva ai piani alti della banca in soli due anni. Gli vengano accordati sostanziosi premi, ad esempio due milioni di euro per aver gestito il passaggio della divisione del latte in polvere di Pfizer alla Nestlé. Quando nel maggio 2012 François Hollande, appena eletto, gli propone di diventare suo consigliere economico, Macron accetta sacrificando una parte dei suoi guadagni di bancario. Come ministro dell’Economia Macron tenta di imprimere un’accelerazione social-liberale alle riforme di Hollande. E’ uno degli autori del « pacchetto », grazie al quale i padroni ottengono 40 miliardi di euro di riduzioni fiscali e dei contributi sociali per migliorare la competitività delle imprese e rilanciare l’economia. Ma l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro non viene raggiunto.

Macron partecipa anche alla riforma del diritto del lavoro, che provoca dure proteste e manifestazioni di massa. Il governo puo’ farla approvare dal parlamento solo grazie al ricorso al paragrafo 49.3 (decreto-legge). Durante i due anni in cui è ministro, Macron puo’ applicare le sue idee di liberalizzazione dell’economia in una sola legge. Questa “legge Macron” entrata in vigore a metà del 2016, omologa i bus a lunga distanza per il trasporto interno, in concorrenza con le ferrovie statali SNCF, aggravandone la già difficile situazione economica. Abolisce sostanzialmente il divieto del lavoro domenicale e rompe il “monopolio” di interi gruppi professionali, protetti in passato perché  svolgono un servizio di pubblico interesse, con la conseguenza che perfino i notai scendono per la prima volta in piazza. Con lui, la « uberizzazione » dell’economia cresce rapidamente. Posti di lavoro stabili sono sostituiti da lavoretti mal pagati e precari, i cosiddetti minijob.

Nell’agosto 2016 Macron si dimette e a novembre rende nota la sua candidatura alla presidenza. Già in aprile 2016 aveva fondato nella sua città natale, Amiens, il movimento « En marche » che sostiene la sua campagna elettorale e lo finanzia mediante doni. La maggioranza degli oltre 250.000 aderenti al movimento sono cittadini di classi medio-alte, ottimisti e laureati come lui. In campagna elettorale Macron fa rapidi progressi, che nessun politologo prevedeva. Lui stesso, di natura riservata, si trasforma, sviluppa un notevole talento oratorio ed esibisce nell’incontro con francesi di diverse classi sociali e professioni un fascino ed uno spirito naturali, o quasi. Dà slancio ai giovani del suo movimento e trasmette loro la certezza della vittoria.

Gran parte di coloro che non godono dei vantaggi offerti da questa società, di quelli che lavorano duro e dei disoccupati ha forti riserve su Macron. Attaccando il « prodotto dell’élite » Macron, Jean-Luc Mélenchon è a un passo dalla conquista del secondo turno. Ma la cinica strumentalizzazione della miseria e della mancanza di prospettive operata dai fascio-populisti guidati da Marine Le Pen ha la meglio. E’ lei ad arrivare al secondo turno. Per le prossime elezioni politiche, Emmanuel Macron intende presentare candidati di « En marche » in tutte le circoscrizioni. La metà sarà costituita da rappresentanti della « società civile » e da politici « puliti » già membri del partito neo-gaullista e di quello socialista. Conta di riuscire a conquistare una maggioranza in grado di governare.

Con quest’ultima Macron vuole realizzare riforme economiche social-liberali e trasformare la vita politica del Paese, superando la divisione politica fra destra e sinistra. Si difende dall’accusa di voler « abolire tutte le regole e introdurre la legge della giungla ». Ribatte che intende superare le rigidità della Francia, « riagganciare il progresso internazionale » e  « preparare  il Paese per il futuro » come membro dell’Unione europea.

Giustiniano

8 maggio 2017

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