A Marsiglia Jean-Luc Mélenchon, leader del movimento « La France insoumise » puo’ contare su una grande affermazione alle elezioni politiche del mese prossimo. I risultati delle presidenziali sono là a dimostrarlo. « Non volevamo scegliere fra nazionalismo e capitalismo, siamo contro tutt’e due », dice uno dei tanti che non hanno votato né per Macron né per la Le Pen. A Marsiglia, solo il 63% degli elettori si sono recati al secondo turno delle presidenziali. Al primo erano il 74%.

In un seggio situato in un quartiere povero della città l’euforia del primo turno sembra scomparsa. Dove Mélenchon aveva avuto il 50% dei voti alla fine di aprile, Macron è stato eletto al secondo turno con il 91%. « Qui come negli altri quartieri ‘difficili’ si rifiuta il Front National anche se si deve ingoiare la legge « El Khomri », dice un mediatore sociale. La speranza di affrontare finalmente i problemi veri con un presidente Mélenchon è presto svanita. La solita vita ha ripreso il sopravvento. La gente è la stessa che è scesa in piazza a gennaio perché i bambini a scuola non avevano il riscaldamento. I radiatori li aspettano ancora.

I militanti della « France insoumise » restano combattivi. « Adesso Macron è il presidente di tutti i francesi e deve tener conto delle preoccupazioni di tutti », dice un giornalista del giornale locale, « La Provence », e promette : « il nostro presidente avrà bisogno delle nostre pressioni per ascoltare la gente. Per questo serve un’opposizione forte in parlamento ». Dopo il secondo turno, tutti hanno capito che le posizioni di Mélenchon sono inconciliabili con quelle di Macron.

Al primo turno, a Marsiglia, Macron è arrivato solo quarto, molto dietro Mélenchon. Al secondo turno è stato favorito solo dall’avversione nei confronti di Le Pen. Molti hanno seguito la consegna dell’intramontabile sindaco conservatore della città, Jean-Claude Gaudin, di votare contro il Front National. Non solo intorno al Vecchio Porto e nei quartieri popolari ma anche dalle parti della Corniche e nei quartieri benestanti del sud della città. La propaganda del Fronte, che sosteneva che « la sinistra aveva manipolato le periferie con una politica della paura » non ha fatto presa.

I sostenitori di Macron ostentano entusiasmo. « Finalmente Marsiglia vota come il resto della Francia », gongolano. « Adesso Macron ha cinque anni di tempo per la rivoluzione democratica. Se non ce la facciamo, nel 2022 la Francia sarà in pericolo » sostiene un avvocato. In un ristorantino comoriano vicino alla stazione Saint-Charles l’atmosfera è diversa. Non c’è allegria, ma si tira il fiato : « avevamo paura di Marine Le Pen. Non è solo razzista. Rappresenta quanto c’è di peggio per la Francia », dicono i frequentatori, che non hanno dimenticato l’assassinio del giovane Ibrahim Ali perpetrato a Marsiglia, durante la campagna elettorale del 1995, da attivisti del Fronte.

Nel caffé accanto la gente guarda alla TV una partita di calcio fra l’Olympique Marseille e l’OGC Nizza. « Non avevamo scelta e abbiamo votato contro Le Pen », dice Mohamed, da 40 anni a Marsiglia. Ha lasciato i quartieri nord « perché i suoi figli abbiano migliori opportunità ». Adesso il vecchio centro sta cambiando, dopo che la città è stata capitale della cultura europea nel 2013, l’inaugurazione del suo nuovo Museo e il progetto di sviluppo Euroméditerranée intorno al porto industriale. « Con Macron non cambia nulla. I poveri ricevono qualche sussidio, i ricchi restano al potere e la classe media si barcamena. » Nessuno si fa grandi illusioni. Non gli interessa neppure una vittoria della squadra cittadina. Macron è un tifoso dell’OM….

Giustiniano

13 maggio 2017

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