ra le rovine di un ex complesso turistico di Haiti, bambini orfani o abbandonati dai loro genitori tentano di sopravvivere. Mendicano da mangiare ma non riuscono mai a calmare la fame. Finchè un giorno i caschi blu dell’ONU si stabiliscono nelle vicinanze. Gli uomini offrono ai bambini biscotti e altri snack. A volte qualche dollaro. Ma il prezzo è alto: i caschi blu pretendono una prestazione sessuale da ragazze e ragazzi, qualcuno dei quali ha appena 12 anni. « Non avevo neppure il seno » dice una ragazzina, che racconta agli inquirenti dell’ONU di aver avuto rapporti sessuali per tre anni, quando aveva fra 12 e 15 anni, con quasi 50 caschi blu, fra i quali un comandante, che le dà 75 cent. A volte dorme nel camion dell’ONU, accanto all’ex complesso turistico Habitation Leclerc di Port-au-Prince, dove, negli anni 80, celebrità come Mick Jagger o Jacqueline Onassis nuotavano nella piscina. Quando il complesso comincia a cadere a pezzi, vi si stabiliscono gli orfani.

I caschi blu sono arrivati per una missione di pace nel 2004, per stabilizzare Haiti dopo la cacciata del presidente Jean-Bertrand Aristide. E’ raro che venga resa giustizia a questi ragazzini. In un’indagine sulle missioni ONU negli ultimi 12 anni l’agenzia di stampa AP ha trovato quasi 2.000 casi nei quali vengono contestati a caschi blu ed altro personale dell’ONU, in diverse parti del mondo, abusi e sfruttamento. Segno che il problema è molto più grave di quanto noto finora. In oltre 300 casi sono coinvolti dei minori, ma solo una piccola parte dei responsabili finisce in prigione. Giuridicamente l’ONU ha le mani legate. I caschi blu non dipendono dalla loro giurisdizione e la decisione se perseguirli o meno spetta ai Paesi di provenienza. AP ha parlato con le vittime, con personale dell’ONU e chiesto in 23 Paesi informazione sul numero di caschi blu indagati. Hanno risposto in pochi e i nomi dei condannati vengono tenuti segreti. Questo rende impossibile capire chi è stato messo davanti alle sue responsabilità. Secondo un rapporto interno dell’ONU, ad Haiti almeno 134 caschi blu dello Sri Lanka hanno abusato di nove minori fra il 2004 e il 2007. La conseguenza è stata il rimpatrio di 114 soldati, nessuno dei quali è finito dietro le sbarre.

Gli abusi non sono comunque cessati. Janila Jean dice che aveva 16 anno quando, tre anni fa, un casco blu brasiliano l’ha attirata in un accampamento ONU mediante un pezzo di pane e burro di arachidi. Ancora oggi non puo’ trattenere le lacrime quando ripensa a quello che le è accaduto. In una conferenza a Londra, l’ammiraglio brasiliano Ademir Sobrinho ha assicurato che nessuno dei suoi è stato implicato in casi di stupro ad Haiti. Ma, come molte altre, Janila non ha denunciato le violenze di cui è stata vittima. Quasi una dozzina di donne hanno detto ad AP che avevano paura di essere considerate responsabili delle violenze subite e che per questo hanno taciuto. Secondo AP, circa 150 dei 2.000 casi di abusi contestati a caschi blu e altro personale ONU si sono verificati, fra il 2004 e il 2016, ad Haiti. Secondo documenti ONU, gli accusati venivano da Sri Lanka, Brasile, Bangladesh, Giordania, Nigeria, Pakistan e Uruguay.

A marzo, il segretario generale dell’ONU Antonio Gutierrez ha annunciato nuove misure per affrontare il problema. « Non consentiremo a nessuno di commetta o tollerare abusi sessuali. Non permetteremo che qualcuno copra questi crimini con la bandiera dell’ONU », ha detto. Gutierrez appare troppo fiducioso. Già più di dieci anni fa l’ONU ha commissionato un rapporto nel quale si promettevano riforme simili, che non sono mai state realizzate. Anche due anni dopo queste rivelazioni i ragazzini di Haiti passavano da un soldato all’altro. E abusi sessuali vengono contestai a caschi blu in varie zone del mondo. Ad Haiti, in un caso particolarmente grave, un ragazzino è stato violentato da numerosi soldati uruguayani, uno dopo l’altro, che hanno filmato il tutto col telefonino. Le donne haitiane che dicono di essere state violentate sono dozzine. E molte altre raccontano quello che hanno vissuto descrivendolo come « sesso per sopravvivere », in un Paese dove la maggioranza deve cavarsela con meno di 2 euro e 50 al giorno…

Giustiniano

14 maggio 2017

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