Poco prima di volare a Berlino dalla signora Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ha nominato il suo primo ministro. La scelta è caduta sul 46enne deputato dei Républicains (destra) e sindaco di Le Havre Edouard Philippe. L’uomo rispetta tutti i criteri definiti da Macron per il casting del capo del governo meno uno : il presidente aveva detto che intendeva nominare una donna. Si tratta invece di un uomo dall’aspetto giovane e sportivo, barba folta, adatto, come lo stesso Macron, a rappresentare il cambio di generazioni alla guida dello Stato. Ha amici e colleghi a destra e a sinistra, che lo definiscono « di spirito e simpatico ». Gli avversari, invece, lo trovano « distante », « ambizioso », « senza scrupoli ». Forse si tratta di qualità necessarie ad un primo ministro.

Philippe, nato a Rouen, ha il profilo adatto : esperienza a livello locale e nazionale, laurea in Scienze Politiche e all’ENA (Scuola Nazionale di Amministrazione). Ha fatto parte del suo percorso scolastico a Bonn e parla benissimo tedesco. E, soprattutto, è « compatibile » con la linea bipartisan del nuovo presidente e dei suoi sostenitori « centristi ». Compatibile è l’aggettivo più usato nei primi commenti alla nomina. Il nuovo primo ministro era, in un primo tempo, un fan dell’ex presidente del Consiglio socialista Michel Rocard e membro del Partito Socialista. E’ passato in seguito ai gaullisti, con Chirac e Juppé. Ha fatto la sua prima esperienza di politica locale nella città portuale di Le Havre, dove è stato eletto sindaco nel 2010 e deputato nei Républicains nel 2012. Gli specialisti della politica francese lo considerano un intimo di Juppé, che ha servito nel partito nel 2002 e, successivamente, nel ministero dell’Ambiente. Nel frattempo ha lavorato anche in uno studio legale e presso l’impresa nucleare statale AREVA.

Philippe è stato portavoce di Juppé alle primarie dei Républicains vinte da Fillon, di cui non ha condiviso lo sbilanciamento a destra. Aurore Bergé, un’altra transfuga da Juppé a Macron, ne parla come di un « riformista della destra sociale e umanista » e pensa che Philippe sia « un po’ meno liberale di Macron ». Con lui il nuovo presidente, che conta già numerosi ex socialisti fra i suoi collaboratori, vuole gettare un ponte con la destra. Ma le vere intenzioni di Macron sono machiavelliche, o quasi… Con questa mossa tattica vorrebbe dividere la futura opposizione di destra e, al tempo stesso, aumentare le sue chances di conquistare una larga maggioranza alle politiche dell’11 e 18 giugno. L’elettorato borghese voterà per i Républicains o per il nuovo movimento del presidente ? Si vedrà nei prossimi giorni se, con Edouard Philippe, parte del centro borghese e della destra si spaccherà e passerà a Macron. La nomina del primo ministro consente a quest’ultimo, fra l’altro, di dimostrare di non essere l’erede di Hollande.

Giustiniano

16 maggio 2017

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