Per Cesare Lombroso (1835 – 1909), il tipo criminale è un individuo atavico e amorale che commette dei misfatti per necessità biologica imposta dai suoi tratti anatomici (mascella forte, arcate sopraciliari prominenti…), psicologiche (insensibilità al dolore…) e sociali (tatuaggi, dialetto…). Malgrado l’evidente idiozia scientifica delle teorie dello psichiatra veronese,  – la donna, ad esempio, è per lui « un uomo arrestato nel suo sviluppo » –  gli studi di antropologia e biotipologia continuano nel XX secolo in Europa e negli USA. La speranza è quella di oggettivare la devianza ricorrendo all’analogia naturalista. L’offensiva attuale delle ricerche genetiche e neurobiologiche sul terreno della criminalità illustra la persistenza in criminologia di una tentazione di spiegazione biologica.

Il cranio di Giuseppe Vilella, nato nel 1803 a Motta Santa Lucia (CZ), un pastore morto nel 1864 in carcere a Pavia, dove era stato rinchiuso con l’accusa di furto e incendio, resterà all’Università di Torino, dove è ricostruita la storia del “geniale cretino”, che teorizzava che la fossetta occipitale mediana, anomalia cranica da cui era affetto l’uomo, fosse uno degli elementi da cui trarre indicazione dell’indole delinquenziale innata, la cosiddetta teoria del delinquente nato. Il giudice di Lamezia Terme ne aveva ordinato la restituzione al Comune natale, che ne aveva fatto richiesta, ma l’Università di Torino ne aveva impugnato l’ordinanza in Corte d’Appello di Catanzaro, che l’ha annullata.

Un discendente diretto di Giuseppe Vilella chiedeva le spoglie del suo avo per dargli degna sepoltura ma, secondo Sergio Foà, delegato del Rettore dell’’Università di Torino, « il cranio del brigante è un bene culturale e come tale non puo’ essere rimosso senza l’autorizzazione del Ministero e della Sovrintendenza ». I giudici catanzaresi gli hanno dato ragione.

Giustiniano

17 maggio 2017

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