Domenica scorsa, vedendo finalmente Emmanuel Macron là dove voleva arrivare con l’impeto di un conquistatore (cosi’ si esprime il suo primo ministro Edoaurd Philippe) l’élite del potere francese riunita nel salone delle feste del palazzo dell’Eliseo sembrava commossa. Con Macron, pensava anche una maggioranza di francesi davanti alla TV, finalmente ce l’ha fatta uno che è diverso da tutti gli altri e che lo dimostra, ricoprendo diversi ruoli.

Macron-Bonaparte, il “rivoluzionario”. Macron-Napoleone, l’imperatore. Macron il duro, ma giusto unificatore della nazione. Macron, il presidente eletto, che percorre gli Champs Elisées, su una jeep dell’esercito, fino alla tomba del milite ignoto. Questo Macron, le cui doti di attore sono già state osservate quando andava a scuola, ha conquistato in dieci mesi una carica presidenziale che non avrebbe mai dovuto vincere. Adesso che è il capo dello Stato è intento a remunerare coloro che lo hanno finanziato, ripagando il loro investimento in valuta politica.

Nel suo primo discorso da presidente ha trasformato il concetto politicamente consunto di « libertà » in quella di « liberazione ». Naturalmente non dell’uomo e del cittadino, ma del lavoro. « La liberazione del lavoro », dunque. Pierre Gattaz, presidente del Medef (la Confindustria francese), ha sicuramente sorriso. L’intenzione di Macron di unificare i partiti del centro politico portandoli sotto la cappella del suo movimento « En marche », ribattezzato « La repubblica in marcia », tentando di emarginare, in un ruolo pressoché « antidemocratico » la sinistra guidata da Jean-Luc Mélenchon, piace molto ai padroni, che non hanno fatto mancare alla giovane start-up il loro sostegno.

Mai, in passato, un presidente ha volutamente frainteso l’essenza della politica come Macron. « Politica » è anzitutto dissenso, discussione e opposizione. Degradare, emarginare e perfino annullare  l’opposizione significa distruggere la democrazia e cedere il potere decisionale  all’imprenditoria privata. Alle banche, agli investitori, ai manager, al capitalismo finanziario insomma. Il governo dei partiti borghesi costituito da Macron sembra, se osservato superficialmente, una manna per la società civile, dilaniata dalla destra fascista. In realtà si tratta di una messa in riga dei rappresentanti della politica e della società che hanno accettato di farne parte. Con la loro nomina Macron non si è limitato a dinamitare il Parti Socialiste e a fagocitare i « Républicains ». Ha fatto si’ che i « migliori rappresentanti » di tutti i gruppi, come li chiama lui, prendano posizione contro la sinistra politica e il popolo francese.

Giustiniano

18 maggio 2017

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