L’esistenza presso la Bundeswehr (nome attuale dell’esercito tedesco) di un patrimonio ideologico che risale alla Wehrmacht (nome dello stesso esercito fra il 1935 e il 1946), venuto  a galla con la « scoperta » della presenza di soldati dichiaratamente fascisti nelle caserme, ha rilanciato la polemica sul nome delle caserme stesse. La ministra della Difesa ha annunciato l’intenzione di cambiare i nomi che hanno ancora qualche cosa a che fare con la Wehrmacht e, dunque, col nazismo.

Si tratta di ben sette caserme, che portano tuttora il nome di ufficiali della Wehrmacht. Due si chiamano « Erwin Rommel ». Una petizione perché il loro nome fosse cambiato è stata respinta dal governo il 28 dicembre 2016, perché il feldmaresciallo sarebbe stato « più profondamente coinvolto nel colpo di Stato del 20 luglio 1944 di quanto creduto finora ». Si tratta in realtà di una prosecuzione del mito della « volpe del deserto ». La guerra in Nordafrica del « beniamino del Führer » è stata sporca come tutte le altre. L’Afrika-Korps da lui comandato ha collaborato con le SS nel 1942 ai preparativi del massacro degli ebrei egiziani.

Un’altra caserma, a Rotenburg in Bassa Sassonia, porta il nome di Helmut Lent, pilota di caccia, zelante servitore della propaganda nazista, che, lodato per il suo eroismo dal maresciallo Göring, incoraggiava i soldati tedeschi a « combattere fanaticamente fino all’ultima goccia di sangue ». Ma, sorprendentemente, i soldati della caserma si sono pronunciati per il mantenimento del nome. Sono contrari anche il sindaco e il presidente della regione, che, meno soprendentemente,  militano entrambi nel partito della cancelliera, Angela Merkel.

Nella Germania attuale, le resistenze all’applicazione della Costituzione trovano ancora forti resistenze.

Giustiniano

18 maggio 2017

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