Questa domenica e domenica prossima, i francesi eleggono un nuovo parlamento. Per molti aspetti, questa elezione è diversa da tutte le altre susseguitesi dal 1958. Tradizionalmente, gli elettori assicurano la maggioranza per governare al presidente eletto. Questa volta, tuttavia, è possibile una vera valanga di voti per il movimento di Macron « La Repubblica in marcia », mentre l’ex partito al governo, il Partito socialista, rischia di diventare irrilevante. Il movimento di Macron potrebbe conquistare molti più seggi dei 289 della maggioranza assoluta. Alcuni sondaggisti ne preconizzano oltre 400 (su 577). Il motivo sarebbe la grande fiducia nel rinnovamento fatto intravedere la Macron.

La metà dei candidati presentati da « In marcia » sono politici provenienti da altri partiti, diventati membri del movimento. L’altra metà viene dalla « società civile », cioé sono novizi senza esperienza. Molti di loro non dispongono dell’indispensabile rete di relazioni e sono del tutto ignoti agli elettori. La campagna elettorale, troppo breve,  non ha potuto cambiare nulla. Ma il logo « In marcia » e il riferimento a Macron sui manifesti dovrebbe bastare per essere eletti. «Oggi perfino una capra avrebbe buone probabilità di essere eletta », ha ironizzato l’ « editocrate » Cristophe Barbier.

L’Assemblea nazionale ringiovanirà. Tuttavia la sua composizione sociale non migliorerà granché. Fra i macronisti dominano i laureati – 28 sono avvocati – mentre i contadini sono 11 e gli operai 2. Un terzo dei deputati dell’attuale legislatura non si ripresentano e gli altri due terzi non sono sicuri di essere rieletti. Il numero dei candidati è enorme. Sono 7.877, in certe circoscrizioni sono in 27 a concorrere per 1 seggio. Sono stati presentati da 61 partiti, alcuni dei quali, come il Partito animalista,  ignoti. La causa di questa inflazione di candidature sta nella legge sul finanziamento dei partiti, dato che ogni partito che superi l’1% in almeno 50 circoscrizioni ha diritto per 5 anni ad un sostegno statale pari a 1,42 euro all’anno per ogni voto raccolto. Questo finanziamento è spettato, nella legislatura 2012-2017, a 13 partiti. Ai partiti vanno anche 37.000 euro all’anno per ogni deputato eletto.

Per aumentare le probabilità di essere eletti, molti candidati imbrogliano e si presentano sotto una « bandiera ombra », pronunciandosi sui loro manifesti in favore della « maggioranza presidenziale ». Che non significa nulla, dato che quasi nessuno di loro gode del sostegno del movimento « In marcia ». Lo stesso Macron ha favorito questo equivoco non opponendo in molte circoscrizioni propri candidati a socialisti e conservatori disposti a collaborare. Potrebbe essere stato inutile, dato che molti di loro non sembrano in grado di mantenere il seggio. Ma il rinnovamento dell’assemblea conseguente a queste elezioni non dipende solo dalla pretesa volontà di Macron di far politica in modo nuovo e diverso. E’ anche conseguenza di una legge approvata nel febbraio 2014 per iniziativa dei socialisti, ma appoggiata da molti conservatori, applicata per la prima volta in occasione di queste elezioni politiche, che impedisce ai deputati di essere anche sindaci (erano 175 nell’assemblea nazionale uscente).

Giustiniano

11 giugno 2017

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