Ogni sera, alle 11, arriva alla stazione di New Delhi l’Ajmer Shatbdi. Durante il viaggio da Ajmer, che dura sei ore, vengono serviti thé, snack, minestra, la cena e il dessert. Molto più di quello che la media delle persone puo’ mangiare in cosi’ poco tempo. Appena i passeggeri scendono dal treno, i ragpickers saltano dentro per recuperare quello che è stato lasciato – samosa, biscotti, bottiglie di plastica, involucri di carta etc. Fanno parte della grande riserva indiana di ragpickers, il cui numero è stimato fra 1,5 e 4 milioni. Nella sola Delhi sono più di 500.000.

I ragpickers vivono raccogliendo, scegliendo e separando cio’ che è riutilizzabile dai rifiuti e vendendolo. Facendolo, aiutano a smaltire una quota importante dei 62 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti annualmente in India. Dato che si tratta di un settore totalmente informale, è difficile quantificare quanti rifiuti sono raccolti in questo modo. Esistano tuttavia degli indicatori approssimativi : solo il 70-80% dei rifiuti prodotti è raccolto dai servizi municipali. E oltre il 90% dell’India non dispone di impianti di smaltimento.

Buona parte della rimozione dei rifiuti è fatta in modo informale dai ragpickers, che lavorano senza assicurazione, salario e perfino dignità. Sono soggetti a tagli, infezioni, malattie respiratorie come la TBC e devono affrontare umiliazioni, molestie ed abusi sessuali nelle strade. « Questo settore informale ha salvato il Paese. Fanno un buon lavoro e ho deciso di riconoscere i loro sforzi. Daremo loro un premio nazionale” ha dichiarato l’ex ministro dell’Ambiente, Prakash Javadekar nel 2015. Un premio di 150.000 rupie (2.330 dollari) sarebbe stato dato a tre ragpickers e a tre associazioni impegnate nella gestione innovativa dei rifiuti. Due anni dopo, non se ne sa ancora niente.

Javadekar ha dichiarato che nei prossimi 20 anni l’India produrrà il triplo dei rifiuti attuali, « 165 milioni di tonnellate nel 2030 e 450 milioni nel 2050 ». Solo il 22-24% dei rifiuti raccolti attualmente viene trattato o selezionato. I ragpickers completano il lavoro dei servizi municipali.  Conformemente alle leggi, i comuni dispongono i cassonetti in base al numero di abitanti. Si dà per scontato che chi produce rifiuti li metta nel cassonetto. Dopodichè è responsabilità del comune raccoglierli e trattarli in discarica. Tuttavia il comune non è responsabile del recupero dell’immondizia alla fonte. Ecco perché il settore informale ha colmato questo lacuna.

I ragpickers possono essere classificati in quattro categorie:

  1. Quelli che portano sacchi e raccolgono tutto quello che puo’ essere rivenduto dai cassonetti
  2. I kabadi o bhangar, muniti di biciclette, che raccolgono dalle case e separano vetro, carta, bottiglie dalla plastica
  3. Quelli muniti di triciclo, che raccolgono almeno 50 kg di rifiuti al giorno e coprono lunghe distanze per venderli e, infine
  4. Quelli che lavorano per i rottamatori.

A Madanpur Khadar, periferia sud di New Delhi dove vivono molti ragpickers, questi ultimi lamentano di essere trattati dalla classe media che abita nelle vicinanze “con sospetto e derisione per la loro estrema povertà e perché vengono dal Bangladesh.” I loro figli fanno lo stesso lavoro e vanno raramente a scuola. I ragpikers chiedono assistenza sanitaria e sicurezza sociale, dato che forniscono un servizio che fa bene all’ambiente. A Bogotà, Colombia, il comune paga 2 dollari al giorno ad ogni ragpicker. In Brasile si garantisce loro l’esclusiva della raccolta alla fonte. Vicino all’aeroporto di Delhi, nei pressi di Vasant Knj, c’è una colonia di ragpickers, dove 250 famiglie dipendono da quest’attività per sopravvivere.

Gli uomini escono di casa la mattina presto con i loro carretti. Alcuni lavorano nelle discariche, altri battono le strade ed altri fanno il giro delle case. Ogni ragpicker ha una storia diversa da raccontare. Ranjit è un bracciante di Bihar venuto a cercare lavoro a Delhi. Kundan pascolava il bestiame per una fattoria di Chatarpur, a sud di Delhi. Un altro puliva i gabinetti all’aeroporto di Delhi prima di stabilirsi nella colonia. Molti ragpickers sono indipendenti e sostengono di aver provato altri lavori manuali prima di tornare a raccogliere rifiuti, un lavoro pagato meglio, dicono. I migranti aiutano i parenti a venire a Delhi. Molti vengono da due Stati : Bihar e Bengala occidentale. Le donne e i ragazzi dagli 8-10 anni  selezionano i rifiuti a casa. « Se lavori 12-14 ore al giorno puoi sopravvivere. Ma i guadagni sono crollati. Un sacco di cenci pagato 300 rupie cinque anni fa adesso ne vale 175-200. Dato il prezzo attuale del riso e delle verdure, sopravvivere è impossibile » lamenta Kundan. Tutti lamentano le molestie da parte della polizia. Giovani vengono malmenati nei commissariati. A volte rimediano un telefonino o altra merce persa o rubata e sono arrestati con l’accusa di aver commesso un crimine. I più redditizi sono i capelli e la plastica, ma selezionare i rifiuti è un lavoro difficile. « Quando apriamo i sacchi ci sono assorbenti sporchi nei giornali, escrementi umani, schegge di vetro, siringhe o chiodi. Ci tagliamo e contraiamo delle infezioni. Il cibo guasto ci fa ammalare. Non siamo riconosciuti, non abbiamo diritto a una pensione o a essere curati » dice un ragpicker.

Se si chiede alle donne dell’Uttar Pradesh cosa chiederebbero al governo, rispondono : bidoni della spazzatura per la cernita. Senza bidoni, i rifiuti formano dei mucchi nelle case e nei vicoli. « Dateci l’accesso all’acqua. Compriamo due secchi d’acqua al giorno e paghiamo 1000-2000 rupie al mese a una persona che dispone di una pompa manuale. Se potessimo avere un’autobotte, potremmo fare un bagno. Anche se lavoriamo con i rifiuti, vogliamo poter vivere in uno spazio pulito » dicono le donne.

Bhushan Sathe

Liberamente tradotto dall’inglese da Giustiniano

14 giugno 2017

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