Un mese fa, a Roma, con la protezione della politica, delle forze dell’ordine e di una legalità con due pesi e due misure, da un immobile di Via Curtatone vengono sgomberati 800 richiedenti asilo. L’immobile è di proprietà del « Fondo Omega », uno speculatore immobiliare espressione del potere finanziario per difendere il quale i poveri vengono cacciati in strada con il getto degli idranti.  Sono migliaia i nuclei familiari ed i singoli che, in assenza di una politica della casa degna di questo nome, immaginano e praticano soluzioni per affrontare l’emergenza abitativa.

Si tratta di una fascia enorme di persone a rischio di esclusione sociale, fra le quali la figura migrante è divenuta avanguardia nelle lotte in difesa di diritti primari come quello alla casa, alla residenza, ad un reddito adeguato contro lo sfruttamento del lavoro. La guerra ai poveri, aperta con il famigerato « piano casa » del ministro Lupi ed il suo articolo 5 che nega a chi occupa residenza e utenze, è continuata con la legge Minniti sul decoro e la sicurezza urbana. All’indomani di Via Curtatone, amministrazione comunale e questura hanno bisogno di un nemico : il movimento di lotta per la casa.

Si tratta di far prevalere il diritto proprietario, rilanciare gli interessi della rendita, affermare una legalità sulla base del censo, vigilare sugli interessi della parte garantita della città mobilitando AMA, ATAC e Vigili del Fuoco, insieme a polizia e vigili urbani, contro i disperati, gli ultimi, i penultimi, i migranti, con la magistratura che precisa che il diritto alla casa non è esigibile in sede giudiziaria, mentre quello proprietario è normato per legge. Cosi’ la Carta costituzionale cede il passo di fronte alla rendita.

“I rifugiati sono nostri fratelli e sorelle. Roma città accogliente farà la sua parte”, scriveva Virginia Raggi su Twitter nel non lontano dicembre del 2016….

Giustiniano

18 settembre 2017

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