Reem, la ragazza palestinese diventata famosa dopo il suo incontro con Angela Merkel, puo’ restare in Germania. Il comune di Rostock, dove risiede, ha concesso a lei ed ai suoi genitori un permesso di soggiorno, presupposto per ottenere la cittadinanza. Reem parla un ottimo tedesco. Poco più di due anni fa, la Merkel avvia  una campagna di pubbliche relazioni : « Vivere bene in Germania ». Reem, allieva, allora 14enne, di una scuola di Rostock, fuggita dalla Palestina in Libano con la sua famiglia e di là arrivata in Germania, racconta la sua storia nel corso di un incontro con la cancelliera insieme ad altre 32 ragazze.

Da quattro anni a Rostock, vorrebbe fare degli studi, progettare il futuro « come tutti gli altri », ma lei e la sua famiglia possono essere espulsi da un momento all’altro. La Merkel cerca di cavarsela con un « sei una persona molto simpatica » e aggiunge « talvolta la politica è dura. Non tutti possono venire in Germania. In Libano e in Africa ce ne sono migliaia… ». Sembra che sia riuscita a tirarsi d’impaccio. Ma Reem scoppia a piangere, smascherando un sistema malato. La Merkel tenta di confortarla.

Cosa sarebbe accaduto se non si fosse trattato del destino di una ragazzina ben integrata ? Se non avesse pianto ? Questa reazione disperata fa appello alla nostra empatia. E ai nostri istinti. Vorremmo aiutare Reem. E gli altri ? L’Europa vuole meno profughi e procedure rapide per espellerli. La possibilità di arrivare legalmente è quasi nulla. Ma improvvisamente una massa indistinta ha un volto. E la Merkel non puo’ sfuggire alla realtà. E neppure noi…

Giustiniano

29 settembre 2017

 

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