50 anni fa viene assassinato Ernesto « Che » Guevara.  Giovanissimo, è un anticonformista curioso di tutto. Studia medicina, s’interessa alla letteratura e alle civiltà pre-colombiane. Scopre nel corso dei suoi viaggi la miseria dei diseredati del continente, dei contadini di origine amerindiana, la violenza degli scontri sociali con eserciti sostenuti dai governi USA, che intervengono sfrontatamente in un continente che considerano di loro esclusiva proprietà. Si laurea in Medicina. Nel 1953 è in Bolivia, qualche mese dopo la rivoluzione che, nel 1952, ha nazionalizzato l’industria mineraria. Nel 1954 è in Guatemala, dove il governo del generale Arbenz, reo di aver tentato una riforma agraria, è abbattuto da militari al soldo della United Fruit americana. E’ in quell’occasione che si convince della necessità della lotta armata. Nel 1956 è in Messico, dove si unisce al gruppo di rivoluzionari che, guidati da Fidel Castro, si preparano a sbarcare a Cuba per lottare contro la dittatura di Fulgencio Batista, sostenuto dai mafiosi americani Meyer Lansky e Lucky Luciano.

Dopo tre anni di guerriglia, il Che entra all’Avana il 2 gennaio 1959. Con una delegazione ufficiale cubana si reca in Medio Oriente, Asia ed Europa, incontrando Nasser, il Pandit Nehru, Sukarno e Tito. Il 29 novembre 1959 diventa presidente del Banco Nacional. Fidel ricorda: «Si cercava un economista e il Che si era offerto. Allora qualcuno gli chiese: «Tu sei economista?» e il Che aveva risposto: «No, io sono comunista». Nel 1960 visita i Paesi del blocco sovietico. Si rafforza in lui la convinzione della necessità di un’unità tricontinentale (America Latina, Asia e Africa) e della lotta armata contro l’imperialismo. Nel 1961 viene nominato ministro dell’Industria, ma nonostante l’importanza del suo contributo per Cuba,  prevale l’impazienza di creare nuovi focolai rivoluzionari.

Fedele alle sue idee e solidale con i popoli del mondo, chiede alla Direzione della Rivoluzione cubana di essere sollevato dalle sue responsabilità per riprendere la lotta armata. Il 1° aprile 1965 scrive ai suoi genitori, ai figli e a Fidel Castro e parte per il Congo (Zaire) dove, a seguito dell’uccisione di Lumumba si è creato un movimento di lotta armata. Dopo circa sette mesi di combattimenti, avendo preso atto delle sfavorevoli condizioni oggettive, in accordo con i capi del movimento viene deciso di sospendere la lotta. Il Che si trattiene a lungo in Tanzania e in Europa Orientale e poi torna a Cuba. Il 3 novembre 1966 arriva a La Paz. E’ entrato in Bolivia clandestinamente. Il 7 novembre fonda, con un piccolo gruppo di combattenti boliviani, cubani e di altre nazionalità, l’Esercito di Liberazione Nazionale della Bolivia. Ma la situazione è molto più difficile del previsto. L’appoggio popolare è limitato e anche il capo del Partito Comunista boliviano (filosovietico) Monje, manifesta diffidenza e ostilità. L’8 ottobre 1967 a Quebrada del Yuro i guerriglieri cadono in un’imboscata dell’esercito. Che Guevara, ferito e catturato, viene portato a La Higuera, dove il giorno successivo viene assassinato a freddo per ordine dell’agente CIA Felix Rodriguez.

Della sua vita e del suo pensiero restano attuali la ricerca insaziabile della libertà e della giustizia, la coerenza, l’onestà e la tenacia. Poi il pensiero politico in senso stretto: fin dai primi viaggi per l’America Latina, Ernesto Guevara si accorge dell’assurdità delle frontiere che separano artificiosamente una sola grande nazione e matura una profonda indignazione per le condizioni subumane dei poveri del continente, i minatori cileni, gli indios peruviani, i malati incontrati nel lebbrosario dove si trattiene a lungo. Per lui è l’insopportabilità stessa di queste condizioni di vita – o di non vita – che produrrà inevitabilmente la rivoluzione. Marx si integra con i grandi libertadores del XIX secolo assumendo forza e attualità. E, infine,  il suo contributo di medico al servizio dei più poveri, che si riflette oggi nel sistema sanitario migliore del mondo, quello di una piccola isola dei Caraibi che la geopolitica aveva condannato ad essere il parco di divertimenti della mafia USA. Quel sistema sanitario che oggi si permette di curare gratuitamente decine di migliaia di latinoamericani poveri, e di mandare in giro per il mondo medici e infermieri in missioni internazionaliste.

Giustiniano

8 ottobre 2017

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