Giusto 50 anni fa, l’8 novembre 1997, Maurice Papon compare davanti al tribunale francese che lo condannerà, l’anno successivo, per complicità in crimini contro l’umanità per atti commessi in quanto funzionario del regime di Vichy. Nato nel 1910, Papon, dopo gli studi di Diritto e Lettere, entra in carriera nella Pubblica amministrazione nel 1931. Dopo l’armistizio del 1940, aderisce alla Rivoluzione nazionale del maresciallo Pétain ed è nominato sotto-prefetto dal regime di Vichy.

Segretario generale della prefettura della Gironda nel 1942, dirige il Servizio questioni ebraiche, che redige gli elenchi di ebrei (1.560, fra cui vecchi e bambini) che saranno deportati nei campi di sterminio. Nel 1945 viene confermato nelle sue funzioni, al ministero degli Interni, dal generale de Gaulle, che ne conosce perfettamente il passato. Nel 1954, segretario generale del protettorato del Marocco, si distingue nella repressione dei nazionalisti marocchini. Nel 1958 collabora attivamente al ritorno al potere di de Gaulle. Prefetto di polizia di Parigi dal 1958 al 1967, ordina la brutale repressione di una Marcia della pace organizzata, il 17 ottobre 1961, dal FLN algerino. I morti, i feriti e i dispersi sono centinaia. Papon si ripete l’8 febbraio 1962, quando la polizia reprime una manifestazione contro l’OAS, a Parigi, provocando la morte di 9 persone.

Nel 1967 Papon lascia la Prefettura di polizia di Parigi per la presidenza di Sud Aviation (futura Aérospatiale). Deputato, poi tesoriere del partito gaullista nel 1968, rieletto nel 1973 e nel 1978, è ministro del Bilancio dal 1978 al 1981 nel governo Barre. Ma commette un errore fatale. Prende di mira il settimanale “Canard enchaîné”, che reagisce rivelando il suo ruolo nella deportazione degli ebrei di Bordeaux. Saranno necessari 16 anni per arrivare al processo che lo condanna, nel 1998, a 10 anni di reclusione. E’ l’ultima chance, per una parte considerevole di francesi, di  confrontarsi con il loro pesante passato collaborazionista.

Papon scappa in Svizzera nel 1999, alla vigilia della sentenza della Cassazione. Estradato e tradotto in carcere, ne uscirà dopo 3 anni di detenzione. Ottiene gli arresti domiciliari. Morirà nel 2007, all’età di 97 anni.

Giustiniano

8 ottobre 2017

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