Secondo una recente ricerca sull’esito delle elezioni del 24 settembre, i tedeschi si dividono fra favorevoli e contrari a un « ammodernamento » del loro Paese. Il successo dell’AfD (Alternativa per la Germania) non andrebbe interpretato come un fenomeno tedesco-orientale, come sostenuto da molti media. I ricercatori distinguono, nella società tedesca, un gruppo « precario », uno « tradizionale » e uno  « liberal-intellettuale ». Il 28% dei voti raccolti dall’AfD verrebbe dal gruppo precario, dove avrebbero perso consensi « Die Linke » (-6%) e i socialdemocratici (-7%).

Fra quanti dispongono di un reddito medio, l’AfD avrebbe conquistato il 20% dei consensi, mentre i democristiani avrebbero perduto il 15%. Una maggioranza degli elettori democristiani, socialdemocratici, liberali, della « Die Linke » e dei Verdi, diversamente da quelli dell’AfD, sarebbero favorevoli ad un « ammodernamento » della società, comprese la globalizzazione e una maggiore integrazione nell’UE.

I ricercatori, tuttavia, considerano “moderni”, dunque “progressisti”, processi come i Trattati di libero scambio TTIP e CETA. Il loro rifiuto è dovuto, da parte di Linke, socialdemocratici e Verdi, a quello che comportano in termini di smantellamento del welfare e delle leggi, già molto insufficienti, che proteggono l’ambiente, mentre gli elettori dell’AfD vi si oppongono per la loro fondamentale contrarietà nei confronti degli USA.

La conclusione è che l’AfD avrebbe riempito il vuoto lasciato dai partiti tradizionali nella classe media « inferiore » e nelle classi lavoiratrici. L’AfD non avrebbe scommesso su un programma di politica sociale che potrebbe convenire a questi elettori, ma su una campagna contro profughi e migranti. Se non puntasse solo sul razzismo, ma promettesse la redistribuzione di qualche briciola, l’AfD potrebbe, secondo la ricerca, rafforzarsi seguendo l’esempio del Front National, che prevede nel suo programma anche l’abbassamento dell’età pensionabile e l’aumento di determinati sussidi. Rivendicazioni difficili da immaginare nell’AfD, largamente dominata da forze neo-liberali.

Giustiniano

8 novembre 2017

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