Il 22 giugno 1946, su proposta di Palmiro Togliatti, ministro Guardasigilli del governo della Repubblica nata dalla Resistenza, viene varata un’amnistia che si traduce nella liberazione di 153 partigiani e 6.908 fascisti. Fra questi ultimi, magistrati, collaborazionisti, stragisti, delatori, torturatori di partigiani e « cacciatori di ebrei ». Viene riabilitata, giuridicamente, la leadership del Ventennio e della Repubblica sociale. Segue l’insabbiamento di molti procedimenti per crimini di guerra nazifascisti e viene garantita l’impunità agli italiani colpevoli di crimini di guerra in Africa, Yugoslavia etc.

La richiesta di estradizione di Cesare Battisti, ex militante dei « Proletari Armati per il Comunismo », rifugiato in Brasile, oggi diretto dal golpista e leader della Destra Michel Temer, ripropone il problema dell’amnistia. In Italia, si considera che il conflitto degli « anni di piombo » non abbia carattere politico e, dunque, che i delitti commessi in quegli anni siano reati comuni. Ma, per reprimere quei reati « comuni », sono state varate leggi eccezionali, che limitavano e limitano gravemente le libertà costituzionali. Battisti è stato condannato in contumacia, 30 anni fa,  all’ergastolo, per due omicidi e per complicità in due altri,  applicando quelle leggi. Che sono tuttora in vigore.

Quello che dovrebbe essere oggetto di memoria storica viene trattato come un problema politico presente e cio’ che dovrebbe essere oggetto di una decisione politica (l’amnistia) come un problema di memoria storica. Nel nostro Paese si cerca di dimenticare quando si dovrebbe ricordare e si è costretti a ricordare quando si dovrebbe saper dimenticare. Amnistia e abolizione delle leggi speciali sono due facce della stessa realtà.

L’amnistia è il contrario dell’amnesia. Si tratta di chiudere una porta per consentire agli storici di esaminare un periodo, senza passione. Mezzo secolo dovrebbe bastare per consentire una riflessione su quello che è successo negli anni 70. Ed è solo dopo l’amnistia degli ultimi prigionieri e rifugiati degli « anni di piombo », dopo la soluzione politica di un problema politico e non soltanto criminale, che sarà possibile, forse, comprendere quello che è accaduto e quali sono state e sono le conseguenze per la vita politica italiana. Il Paese farà, finalmente, un passo avanti.

Giustiniano

12 ottobre 2017

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