Alla TV, le serie poliziesche sono onnipresenti, sulle reti pubbliche come su quelle private. Non sono relegate, come i film d’arte, in orari impossibili, ma ripartite fra il « prime time », il secondo e i seguenti. Si possono guardare ogni sera. O durante la giornata. Non sono tutte americane, ce ne sono anche di inglesi, tedesche, francesi e perfino italiane, ma il modello è sempre lo stesso. Quello venuto d’oltre Atlantico. Sono serie che somigliano a delle favole per adulti un po’ grossolane e caricaturali, piuttosto che a fiction sfumate ed aggressive. I protagonisti sono poliziotti fuori dal comune per la loro lucidità, capacità deduttiva, sangue freddo, competenze scientifiche. Affrontano criminali machiavellici che minacciano le nostre città…

Anche se questi poliziotti finiscono sempre per trionfare, parlano di un mondo dove i serial killers e i sadici sono legione. L’angoscia invade gli spettatori. Gli stessi che, dopo aver ascoltato decine di reportages « sicuritari », sugli affari giudiziari più sordidi, trovano difficile distinguere la realtà dalla fiction e non credere che « non sono al sicuro da nessuna parte ». Ma per fortuna c’è il commissario Montalbano, con il suo testone rassicurante e i suoi Ray-Ban, che ripone diligentemente nel taschino della giacca. E il maresciallo Rocca, cosi’ umano. Porta l’uniforme da carabiniere con la stessa eleganza di Vittorio De Sica in « Pane, amore e fantasia » !

Come prendere coscienza del concetto espresso da  Angelo D’Orsi, che nel suo libro “La Polizia”  la definisce come «  l’istituzione cui è affidato, dalle classi detentrici del potere, il compito della gestione della violenza per proteggere l’assetto sociale dato, per difendere – o realizzare – l’ordine politico voluto » ma che « proprio ai fini della sua stessa autoconservazione, ha l’esigenza di ricoprirsi con una specie di nube protettiva di tipo pubblicitario (…) di persuadere la pubblica opinione che è necessaria, è al servizio di tutti, è imparziale, è democratica, è controllata, funziona ottimamente”.

Come riuscire ad immaginare decine e decine di ragazzi torturati, seviziati, massacrati di botte nella caserma di Bolzaneto da Luca Zingaretti, il viso tumefatto di Stefano Cucchi, ormai cadavere o la faccia insanguinata di Federico Aldovrandi pestata dagli scarponi di Gigi Proietti ? O il commissario Derrick che spara in faccia a Carlo Giuliani per poi passarci e ripassarci sopra con un Defender condotto da Starsky (o Hutch), non più alla guida della loro mitica Ford Gran Torino rossa con una striscia bianca sui lati e cerchi in lega Western?

Giustiniano

15 ottobre 2017

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