Secondo un rapporto della Commissione europea pubblicato il 10 ottobre scorso « se i pesticidi sono usati conformemente alle condizioni autorizzate, non hanno effetti nocivi sulla salute umana e animale, né effetti inaccettabili sull’ambiente ».  Eppure, negli ultimi 30 anni, l’80% degli insetti sono scomparsi dall’Europa. Le api sono minacciate di estinzione. In certe arnie europee, il tasso di mortalità ha raggiunto l’80%. E’ la conseguenza dell’uso dei neonicotinoidi clothianidina, thiamethoxame e imidacloripride, prodotti commercializzati dalla Bayer (tedesca) e dalla Syngenta (svizzera), che agiscono sul sistema nervoso delle api.

Indispensabili all’agricoltura, le api impollinano l’84% delle colture europee e 4.000 varietà di vegetali. Se non si corre ai ripari, le conseguenze per l’agricoltura, un settore economicamente fragile, saranno gravissime. Già adesso, mancano in Europa 13 milioni di arnie per favorire l’impollinazione. Il ripopolamento di api è essenziale e, perché riesca, è necessaria l’interdizione totale dei neonicotinoidi. Occorre una strategia europea per sradicare parassiti, batteri, microfunghi e predatori senza ricorrere ai pesticidi.

Il declino delle api è sintomatico di una visione a breve termine dell’agricoltura. Un cambiamento di modello in grado di favorire la diversificazione delle produzioni, la limitazione nell’uso dei prodotti chimici e la preservazione delle api, la biodiversità, in una parola il futuro dei nostri contadini, è ormai improrogabile. Un terzo di cio’ che mangiamo non esisterebbe senza le api. Per inciso, quest’anno la raccolta del miele in Italia, complice il cambiamento climatico, sarà del 30% inferiore a quella del 2016…

Giustiniano

21 ottobre 2017

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