L’uomo puo’ rinunciare a molte cose. Almeno per un po’. Ma, finora, rinunciare completamente a respirare non è riuscito neppure a quei guru che possono, sembra, nutrirsi esclusivamente di luce e di amore. Ma dato che, nel frattempo, in molte parti del mondo i raggi del sole riescono a filtrare solo di rado attraverso una spessa coltre di smog, l’alimentazione dei guru e una respirazione senza problemi diventano spesso impossibili. Emissioni degli impianti industriali, gas di scappamento delle auto, fuochi all’aperto provocano malattie gravi e perfino la morte. Nel 2015, 6,5 milioni di persone non sono sopravvissute all’aria inquinata, e milioni di altre sono morte di malattie provocate da acqua avvelenata o da prodotti chimici.

Quelli che respirano peggio sono coloro che possiedono poco o nulla. Chi è povero non puo’ permettersi una casa nelle stazioni climatiche, cucina all’aria aperta usando legna o carbone, lavora in fabbriche che sputano nell’atmosfera sporcizia non filtrata. Se confrontati con quelli che avvolgono le città indiane o i centri industriali cinesi, i valori delle polveri sottili nelle grandi città europee sono relativamente trascurabili, eppure l’aria inquinata dei nostri centri storici provoca già danni misurabili per la salute, anzitutto nei quartieri più poveri. Smettere di respirare sarebbe l’asso. Tuttavia sarebbe preferibile moltiplicare, a livello internazionale, i provvedimenti capaci di ridurre l’inquinamento ambientale. Molto più di quanto sia stato fatto finora.

Giustiniano

21 ottobre 2017

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