Volevano sfondare le porte del Pentagono. Il 21 ottobre 1967 100.000 giovani – in maggior parte maschi – chiedono a Washington il ritiro senza condizioni degli USA dal Vietnam. Alcuni di loro hanno già rispedito al governo la loro cartolina precetto. Altri la bruciano nella fredda notte successiva, in grandi falo’ ai quali si riscaldano. Agitano bandiere vietcong e inneggiano a Che Guevara, assassinato qualche giorno prima in Bolivia. Qualcuno riesce ad arrivare in cima alla scalinata, fino all’ingresso del gigantesco edificio pentagonale da dove la guerra viene diretta. Là viene ricevuto da soldati, polizia militare e polizia federale. Un giovane dimostrante mette dei garofani nella canna del fucile del suo coetaneo in uniforme. La dimostrazione segna una svolta. Negli anni seguenti, il governo USA continua a mandare in guerra ancora più soldati, a bombardare, gasare, avvelenare ma, nello stesso tempo, il movimento contro la guerra diventa sempre più forte. Migliaia di giovani rifiutano di combattere, si rifugiano in Canada e in Europa o preferiscono la prigione al Vietnam.

50 anni dopo la « Marcia », alcune decine di veterani del movimento contro la guerra sono tornati davanti al Pentagono. Questa volta sono su un pezzo di prato circondato da barriere mobili. Sono da tempo in pensione e sanno di aver vinto una battaglia. Sui loro cartelli si legge che « La guerra continua ad essere la risposta sbagliata » e « l’agente Orange continua ad uccidere ». Un uomo con i capelli bianchi brandisce un cartello dal titolo « Lezioni che il Vietnam non ha insegnato » dove si puo’ leggere, fra l’altro « affari con le guerre, invasioni, occupazioni, protezione di dittatori, infiltrazione di gruppi pacifisti e bugie al popolo americano ». Ci sono il primo dirigente dell’organizzazione studentesca USA, l’SDS, membro fondatore degli hippy, che avevano nominato come candidato alla Casa Bianca un maiale dal nome « Pigasos », l’ex infermiera della Marina Susan Schnall, che aveva lanciato sulle caserme di San Francisco volantini contro la guerra, e il cantante folk Peter Yarrow. Nel 1967 c’era anche lui, con la sua band « Peter, Paul e Mary ». C’è anche adesso, con la sua chitarra, e canta « Where have all the flowers gone ? » (Dove sono andati tutti i fiori?). Ha 79 anni, è diventato più piccolo e il plettro nella mano destra trema. Ma il pubblico ascolta attento e il messaggio delle sue canzoni è chiaro. « Continuiamo ad essere ingannati », dice Yarrow : « Guantanamo, Irak e quello che non nominiamo, che mette gli americani gli uni contro gli altri. » Nel frattempo, i walkie-talkie dei poliziotti intorno gracchiano…

Non ci sono giovani. Il grande movimento contro la guerra, che alla fine degli anni 60 conquista le simpatie della maggioranza degli americani, è scomparso. « C’è una dissonanza cognitiva » dice l’ex dirigente dell’SDS Alan Haber, 81 anni : « il partito della guerra, costituito da repubblicani e democratici, è al potere, e i giovani si impegnano su temi più semplici, come il clima. Ci sono anche altre ragioni. I governi USA hanno imparato la lezione del Vietnam. Hanno abolito il servizio militare, messo sotto controllo il lavoro dei giornalisti sui campi di battaglia, rimosso le immagini delle bare rimpatriate e le guerre le fanno a distanza, con i droni, fra l’altro. Gli USA bombardano in Asia, sulla Penisola arabica e sempre di più in Africa e il presidente USA minaccia di portare la guerra in altri tre paesi – Iran, Corea del nord e Venezuela – ma neppure l’1% della popolazione USA è direttamente coinvolta. E questo cambia tutto. In Vietnam muoiono moltissimi GI neri. Ma il movimento contro la guerra viene soprattutto dalla classe media bianca. I pochi dimostranti neri della Marcia sul Pentagono portano striscioni con la scritta « nessun vietnamita mi ha mai chiamato negro. » Nell’estate 1967 ci sono decine di rivolte nelle città americane, provocate quasi sempre dalla violenza poliziesca o razzista. E’ su questo fronte che è attiva la maggior parte dei militanti afro-americani. Clay Claiborne la chiama « la guerra contro black America ». Quando ha 18 anni parte da solo da St Louis per Washington per dimostrare davanti al Pentagono. Dopo il suo ritorno si impegna nel movimento studentesco. Rifiuta la guerra e finisce in prigione. Nel 2017 è ancora uno dei più giovani partecipanti alla manifestazione davanti al Pentagono e l’unico afro-americano. Intervistato, dice : « Ancora oggi, la sinistra in questo paese sottovaluta il potere bianco. »

Fino al giorno della Marcia sul Pentagono, i soldati USA caduti nella guerra del Sud-est asiatico sono 28.000. Altri 30.000 cadono fino alla fine della guerra, nel 1975. Alla fine della manifestazione, i veterani si spostano al muro nero nel parco al centro della città dove sono scritti i nomi dei morti. E’ un elenco lungo e crudele. Ma non sono elencati né i nomi dei soldati morti dopo il loro ritorno per le conseguenze della guerra né quelli degli uomini morti nelle guerre degli USA in Vietnam, in Laos e in Cambogia. Si valuta che il loro numero superi abbondantemente i tre milioni…

Giustiniano

23 ottobre 2017

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