Appena quattro mesi fa, il ministro francese dell’Ambiente, Nicolas Hulot, presenta un « Plan Climat » che dovrebbe ampliare e concretizzare il programma elettorale di Emmanuel Macron.  Annuncia il divieto di vendita delle auto con motore a combustione a partire dal 2040. Sono in pochi a credere alla serietà dei suoi propositi. Nel primo semestre 2017, infatti, il 47,9% delle auto immatricolate hanno motori diesel, il 47,4% a benzina, il 3,5% sono a trazione ibrida e solo l’1,2% sono elettriche ! Incentivi statali dovrebbero incoraggiare, a medio termine, la sostituzione delle auto diesel prodotte prima del 1997 e di quelle a benzina di prima del 2001 con auto elettriche o ibride.

Nel piano si parla relativamente poco di come finanziare questi ambiziosi obiettivi. I vantaggi fiscali per il diesel saranno aboliti e il prezzo dei carburanti aumenterà di 0,25 euro al litro. Su alcune strade statali sarà sperimentato un pedaggio per i veicoli pesanti, per promuovere il trasferimento del trasporto merci su ferrovie e vie d’acqua. Lo Stato continuerà a finanziare, con 4 miliardi all’anno, un migliore isolamento delle abitazioni. Da subito il governo cessa di accordare permessi per l’estrazione di petrolio, gas e carbone ed annuncia la chiusura, entro il 2022, di tutte le centrali a carbone (ma ce ne sono 4 in tutto e producono il 5% dell’elettricità).

Mancano misure concrete e non sono specificate le tappe necessarie l’annunciata trasformazione energetica, ad esempio relativamente al divieto dei motori a combustione, e mancano le indicazioni sulla promozione delle energie rinnovabili e sulla riduzione della quota di elettricità prodotta dalle centrali nucleari. A questo proposito, Hulot dichiara che « l’obiettivo del piano è di ridurre al 50% la quota del nucleare nella produzione di energia entro il 2025 ». « Chiuderemo un certo numero di centrali nucleari » aggiunge. Ma non specifica quali e neppure quando.

Non è un caso.  Martedi’ scorso lo stesso ministro, ex giornalista televisivo, creatore di una Fondazione per la natura e l’uomo finanziata, fra gli altri, da imprese super-inquinanti come L’Oréal, Vinci o EDF (quest’ultima ha una posizione di rilievo nel nucleare), dichiara disinvolto che l’obiettivo dell’abbassamento della quota del nucleare nella produzione di elettricità dal 75% attuale al 50% nel 2025 è « irrealistico » e che la sua realizzazione deve essere rimandata di dieci anni. E’ evidente che annunciare un cambio di politica energetica è ben diverso dal tradurla in pratica. Hollande ha lasciato al suo successore il compito di chiudere almeno la più vecchia centrale nucleare francese, quella di Fessenheim, in Alsazia. Ma Hulot non è capace neppure di questo, per la gioia dei suoi finanziatori e simpatizzanti dell’industria nucleare e perfino di gran parte dei sindacati e dei partiti politici, da destra a “sinistra”.

Giustiniano

9 novembre 2017

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