Nei negozi di Kiev, una giacca costa 190 euro. L’operaia ukraina che ne ha cucite quasi 200 in un giorno, alla fine del mese porta a casa il salario minimo legale di 89 euro. Appena sufficiente a pagare luce e acqua. Le patate autoprodotte e l’aiuto alimentare dei genitori non bastano. In Ukraina e in Serbia l’industria delle confezioni, che occupa soprattutto donne, è importantissima. In Serbia, 7 milioni di abitanti, gli occupati nelle fabbriche di confezioni sono 100.000, in Ukraina il doppio, spesso in nero e senza contratto. Cuciono prevalentemente per Benetton, Esprit, Geox, Triumph e Vero Moda.

In Ukraina, dove il salario minimo copre la metà del minimo vitale, guerra civile e inflazione hanno peggiorato la situazione. I salari sono dimezzati e il costo della vita è aumentato. In Serbia la situazione è simile. Le condizioni di lavoro sono catastrofiche : le donne lavorano dieci-dodici ore al giorno sei giorni alla settimana per raggiungere le quote prescritte o per guadagnare il salario minimo. Già a marzo, nelle fabbriche serbe si superano spesso i 30°. I condizionatori non ci sono o vengono spenti « per risparmiare energia ».

I capisquadra sgridano le operaie, le spingono a fare ore straordinarie, limitano e talvolta vietano l’uso delle toilette. Fino al 2016, in una fabbrica serba di Geox le donne dovevano portare il pannolone per fare a meno della toelette. Chi protesta si sente ripetere sempre la stessa frase : « quella è la porta ». La tutela sindacale è inesistente o fortemente ostacolata. Le ispezioni governative tollerano tacitamente le infrazioni. Il quadro è simile negli altri Paesi dell’Europa orientale. Ma lo sanno in pochi, e i marchi della moda alludono, con il « made in Europe », ad una produzione in condizioni migliori che in India o Bangladesh, dove l’incendio del Rana Plaza ha spaventato l’opinione pubblica occidentale.

Benetton, Geox e gli altri si difendono, sostenendo di essere tenuti al pagamento del salario minimo legale, non a quello del minimo vitale. I sindacati replicano che chi paga un salario minimo inferiore al minimo vitale non puo’ avere la coscienza pulita. Come dopo la tragedia in Bangladesh, i lavoratori e le lavoratrici tentano di costringere le imprese occidentali a sedersi intorno a un tavolo e concordare le misure necessarie a migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni…

Giustiniano

10 novembre 2017

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