Il 12 novembre 1989, a 93 anni,  muore a Madrid Dolores Ibàrruri Gomez, più nota come La Pasionaria, uno pseudonimo che la donna usa la prima volta nel 1918, per firmare un articolo del giornale El Minero Vizcaino. E’ l’ottava di undici figli, in una famiglia di minatori baschi. Le sue condizioni economiche la costringono a lasciare la scuola per il lavoro a 15 anni. Nel 1916 sposa un minatore, militante socialista. Hanno sei figli. Quattro muoiono piccoli.  Autodidatta, Dolores partecipa alla fondazione del Partito comunista spagnolo (PCE) nel 1921 ed è eletta al I e al III congresso del partito. Dal 1930 è membro del Comitato centrale.

Responsabile del quotidiano comunista Mundo Obrero dal 1931, è delegata a Mosca presso il Komintern nel 1933. I suoi soggiorni in carcere sono frequenti. Eletta deputata delle Asturie nel 1936, ottiene la liberazione dei prigionieri politici della regione. Si impegna per il miglioramento della condizione femminile. Il 19 luglio 1936 pronuncia il celebre grido di guerra « No pasaran » in difesa della repubblica minacciata da Franco. Vice-presidente delle Cortes nel 1937, è lei a salutare, il 15 novembre 1938, le Brigate internazionali che lasciano la Spagna. E’ una delle figure più popolari del movimento comunista internazionale e del suo Paese, soprattutto fra le donne. Il 1° aprile 1939, dopo l’ingresso a Madrid dei fascisti,  Dolores lascia la Spagna per l’esilio in URSS.

Il figlio, Rubén, entra nell’Armata Rossa. Cade il 3 settembre 1942 nella battaglia di Stalingrado. Fra il 1942 e il 1960 è segretaria del PCE e dal 1960 presidente. Lo sarà fino alla morte. Tornata in Spagna nel 1975, dopo 36 anni di esilio, è l’unica deputata eletta alle Cortes  nel 1936 ad essere rieletta nel 1977. Diventa definitivamente un simbolo, anche se il suo ruolo nelle lotte intestine che dilaniano il movimento operaio spagnolo nel corso della guerra civile resta molto discusso. I grandi poeti spagnoli Rafael Alberti, Antonio Machado e Miguel Hernandez  le dedicano i loro versi. Ernst Hemingway ne critica la figura nel suo romanzo « Per chi suona la campana ». Il 14 novembre 1989 una folla immensa sfila davanti al suo cadavere.

Giustiniano

12 novembre 2017

Print Friendly