Nella California della metà degli anni 60, il movimento per i diritti civili, la protesta contro la guerra in Vietnam, la comparsa di nuove droghe e di nuovi complessi rock fanno di San Francisco un biotopo per i ribelli e i diversi. Nel quartiere di Haight-Ashbury, capitale degli hippies frequentata dagli studenti dell’università di Berkeley, cova  la rivoluzione. Vi arriva, nell’estate del 1967, Charles Manson, 32 anni, appena uscito di prigione, dove ha avuto un’infarinatura di tecniche ipnotiche e di controllo del pensiero. Manson trova dei seguaci e fonda una comune : « The Family ». Gira con un autobus nero nella Baia di San Francisco in cerca di altri ingenui che si uniscano alla banda o che, almeno, le diano da mangiare. E’ l’epoca degli Hare Krishna, dell’Ordine del Tempio d’Oriente, della Chiesa di Satana. Pullulano i complessi rock satanici, le orge sanguinose nelle zone desertiche, i sacrifici umani. L’esoterismo è ancora considerato innocuo. Le grandi star, dai Beatles ai Rolling Stones, flirtano con Satana. A Broadway, il musical “Hair” è una messa satanica. In India, John Lennon abbraccia un guru. Ma, con Manson, tutto cambia.

L’uomo si definisce musicista, artista, Dio, Satana, Gesù e Anticristo. Si stabilisce in un ex teatro di posa nel deserto, seduce  ragazze adolescenti, auspica  un’apocalittica “guerra di razze”. Nella notte del 9 agosto 1969 manda quattro sue pecorelle ad assassinare un produttore di dischi. Ma quest’ultimo ha cambiato casa. Al suo posto c’è la moglie del regista Roman Polanski, l’attrice Sharon Tate, all’ottavo mese di gravidanza, e un paio di ospiti. Vengono barbaramente uccisi. Gli assalitori bevono il loro sangue e imbrattano le pareti della casa con la parola « maiali », la stessa che incidono, il giorno successivo, sul ventre di una coppia che gestisce una stazione di servizio. Questi assassinî diventano il tema più popolare degli anni 60 dopo l’attentato a Kennedy. Sembra una prova dell’esistenza di Belzebù. Il processo a Manson e alla sua « Famiglia » è l’avvenimento dell’inizio degli anni 70. Lui si fa tatuare una svastica sulla fronte. Sfugge alla pena di morte ed entra nel carcere a vita dal quale è uscito cadavere  qualche giorno fa,  a 83 anni. Fioriscono in America le sette occultiste. Predicatori televisivi rovinano finanziariamente decine di migliaia di persone.

Manson affascina. Appare come un Robin Hood impazzito che si vendica dei ricconi di Hollywood. Personaggi della musica pop gli fanno visita in carcere, artisti underground corrispondono con lui. Sorge perfino un complesso Marylin Manson. Cosa resta di lui ? L’immagine di un sociopatico che esercita un potere su degli ingenui. Definirlo occultista o satanista è sbagliato. L’effetto Manson è possibile solo alla fine degli anni 60, quando controcultura e industria della cultura, figli dei fiori e industria cinematografica diventano un unico business. La storia di Manson è, soprattutto, quella delle paure e delle arti manipolatrici di una società particolarmente reazionaria sui problemi della fede.

Giustiniano

28 novembre 2017

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