Bass viene da Dakar. Racconta dei disagi creati con il decreto del 2005, dei soldi necessari per ogni rinnovo, dei tempi di attesa triplicati, della criminalizzazione degli stranieri. Per Rama, cuoca di strada senegalese, “Fino a qualche anno fa si stava bene, ora è difficile vivere. C’era più serenità, non la cattiveria di adesso. C’è tanta intolleranza a Brescia. Tanta davvero. Mi dicono: ‘Brutta nera vattene da qui’. Gli italiani non sono tutti così, ci sono anche quelli buoni”. I suoi figli non li fa uscire di casa, dopo la scuola, perché teme che vengano offesi e perché nessuno degli italiani fa giocare i propri figli con quelli degli immigrati. Sidy, senegalese,  spiega : « tanti parlano di civiltà e democrazia ma non sanno cosa significano ». Il suo connazionale Mamadou fornisce informazioni e preziose riflessioni.

Mandiaye, scomparso prematuramente nel 2014,  è diventato attore a Ravenna, dove porta avanti un progetto basato sulle « Tre t » (terra, teatro e turismo), Modou è passato dalla vendita di accendini a quella in un market equo solidale.  Ochekuwo, che si è scoperto scrittore, si è reinventato operaio o venditore porta a porta. Sajid si è salvato a stento da un naufragio. Shaohan, cinese, è arrivato a piedi dall’Ungheria. Cristian, rumeno, vende per strada, a Bologna, “Piazza grande”. Aboubakar, ivoiriano, è impegnato nel sindacato Rdb-Cub. Ara, bangladese, fa il negoziante. Juan, cinese, è massaggiatrice in spiaggia, operaia, cameriera, mediatrice culturale e trova anche il tempo per studiare.

Sono o sono stati tutti “ambulanti”, “vucumprà” che non vendono solo merci, ma anche socialità. Tuttavia, come spiegava Einstein « è più facile rompere un atomo che un pregiudizio » e dunque tanti, troppi continuano a prestare attenzione a chi grida complotto, invasione, guerra santa etc. Tutto questo, e molto altro ancora, si puo’ leggere in « Vite senza permesso » di Manuela Foschi, pubblicato da EMI nel 2009, un libro-inchiesta i cui guadagni sono stati destinati dall’autrice allo sportello « sans papiers » della comunità San Benedetto in Porto, fondata a Genova da don Gallo.  Il titolo e la storia di Mandiaye Ndiaye sono presi in prestito da Michele Zizzari che, il 6 dicembre prossimo, mette in scena al Teatro comunale di Cesenatico « Vite senza permesso, trame migranti » con la compagnia « Il Dirigibile », formata da ospiti e operatori del Centro diurno psichiatrico di Via Romagnoli, del Dipartimento di Salute mentale di Forli’. Zizzari dedica l’opera a Mandiaye e a Emmanuel Chidi Namdi, migrante nigeriano barbaramente ucciso nel 2016 a Fermo per razzismo.

Quanti ricordano che « will you buy » (vucumprà) era il grido degli italiani che affrontavano, negli USA, le loro difficoltà iniziali facendo i venditori ambulanti ? La loro precarietà era uguale se non peggiore ma, almeno, per loro non c’era l’aggravante della condizione della « clandestinità ».

Giustiniano

2 dicembre 2017

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