La pettinatura del presidente USA, Trump, è inconsueta quanto la sua politica dell’informazione via Twitter. Anche la sua islamofobia ha una connotazione particolarmente forte. Non sono per nulla inconsuete, invece, le sue idee in politica economica. Lui vuole ridurre ulteriormente le tasse per le imprese. I repubblicani americani vogliono la stessa cosa. E,  nei progetti di legge approvati dal senato e dal congresso americano, è prevista una forte riduzione della tassazione delle imprese.

E’ lecito dirsi che non c’è da meravigliarsi se Trump ha potuto cogliere una vittoria proprio in politica economica. Proprio i repubblicani avrebbero enormi difficoltà a dire no ad un abbassamento, l’ennesimo a partire dalla presidenza Reagan, delle tasse.

D’altra parte, pero’, è disponibile ormai un’esperienza pluridecennale di questa politica basata su una fiducia incondizionata nel mercato. Una politica che ha senza comportato la promessa che, alla fine, tutti ci guadagnano se i padroni possono esprimersi, senza lacci e lacciuioli sul mercato. E invece, in realtà, le diseguaglianze sono aumentate e molti se ne lamentano, dal papa all’uomo della strada, fino all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) dei paesi industriali.

Questa è la ragione per la quale, quando la politica USA continua a battere questa strada, la pillola è particolarmente amara da mandar giù. E’ probabile che molti altri governi seguano il suo esempio, per poter partecipare alla gara che disputano, senza esclusione di colpi, per attirare nuovi insedimenti industriali.

Giustiniano

4 dicembre 2017

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