Grazie al presidente USA Donald Trump, lungo il 90% delle coste americane sarà possibile estrarre petrolio. Mentre i petrolieri si fregano le mani, i democratici, e perfino alcuni  repubblicani, lo criticano. Il ministro degli Interni, Ryan Zinke, promette  che « con il presidente Trump diventeremo la più grande potenza energetica mai vista nel mondo. » Tuttavia, perché la decisione entri in vigore, sono necessari ancora 18 mesi. Trump annulla una messa al bando quinquennale dello sfruttamento di nuovi giacimenti in alto mare decisa dal suo predecessore, Barack Obama. Anche la proibizione di accordare nuovi permessi di prospezione davanti alle coste della California, stabilita dall’ex presidente Ronald Reagan nel 1984, viene annullata. E, per la prima volta, viene autorizzata l’estrazione di petrolio in Alaska e nel nordest degli USA.

Il direttore dell’influente American Petroleum Institute, Erik Milito, vede nella decisione di Trump un passo importante per l’economia e l’indipendenza energetica del Paese. Secondo lui, i consumatori americani avranno ampi benefici dal potenziale energetico USA. I governatori, invece, la vedono in tutt’altro modo. Quello della Florida, Rick Scott, repubblicano e sostenutore di Trump, ha detto di temere una nuova catastrophe come quella del Deepwater Horizon nel 2010 che, esplodendo, costo’ la vita a undici persone impiegate sulla piattaforma e riverso’ milioni di tollellate di petrolio nel golfo del Messico. “Ho chiesto subito un colloquio con Zinke per esprimere la mia preoccupazione e sottolineare che non bisogna continuare a contare sulla Florida”, ha detto Scott.

Gli ambientalisti condividono queste preoccupazioni. “Queste acque non sono un terreno di gioco personale del presidente Trump” si dice in una dichiarazione di 60 organizzazioni. « Appartengono a tutti gli americani e l’opinione pubblica vuole che siano custodite e protette, piuttosto che vendute alle multinazionali del petrolio. » Anche i tre governatori democratici – Jerry Brown (California), Kate Brown (Oregon) e Jay Inslee (Washington) – hanno redatto una dichiarazione comune. Lasciano intendere che sporgeranno denuncia, tanto più che non è chiaro se Trump sia andato oltre le sue competenze decidendo di liberalizzare tanto territorio. “Da oltre 30 anni le nostre coste sono protette da ulteriori trivellazioni e faremo tutto il possible per impedire questo passo, miope e privo di scrupoli.”

Zinke ricorda che gli avversari della decisione hanno ancora 18 mesi per esprimere le loro critiche e possono informarsi sulla portata delle trivellazioni. « Come per le miniere, anche la prospezione in alto mare non è possibile ovunque e ne terremo conto nelle prossime settimane. L’importante è l’equilibrio fra la sicurezza delle nostre coste e dei loro abitanti e la forza, oltre alla posizione dominante, dell’America ». Anche Milito tenta di dimostrare ai critici che hanno torto. « I petrolieri hanno sufficiente esperienza e tecnologia per sfruttare in tutta sicurezza l’energia sotto i mari del Paese ».

Nel corso dei 18 mesi hanno luogo, in novembre, le elezioni politiche. Secondo gli osservatori, i democratici potrebbero conquistare la maggioranza dei seggi al Senato e aumentare il numero dei deputati alla Camera dei rappresentanti. Potrebbero cosi’ revocare la decisione di Trump, offrendogli delle contropartite…

Giustiniano

9 gennaio 2018

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