Negli USA, l’anno scorso le vittime di colpi mortali sparati da poliziotti sono state 987. Più di quelle del 2016. Dopo che, più di tre anni fa, Michael Brown, uno studente di 18 anni, disarmato, viene ucciso da un poliziotto nella città di Ferguson e in tutto il Paese si moltiplicano le proteste per l’omicidio e le violenze della polizia, il « Washington Post » decide di condurre un’indagine, sull’intero  territorio nazionale, relativa a tutti i casi analoghi.

I difensori dei diritti dell’uomo sanno da tempo che le autorità manipolano le statistiche ufficiali relative a questo grave problema sociale. Eppure, malgrado tutti i dibattiti pubblici svoltisi da allora, la situazione non è migliorata. Che si tratti del numero delle vittime o del dato di fatto, a connotazione chiaramente razzista, che il 22% degli assassinati sono afroamericani di sesso maschile sebbene rappresentino solo il 6% della popolazione.

Negli USA, i poliziotti uccidono infinitamente di più che in altri Paesi industriali occidentali. In Gran Bretagna, ad esempio, nel 2016 sono morte cosi’ « solo » 4 persone. C’è un nesso anche con un altro, fatale, fenomeno. Grazie ad una potente lobby delle armi e ad una legislazione decisamente permissiva, i cittadini americani sono armati fino ai denti. Come in nessun altro paese, milioni di fucili e di pistole sono in possesso di privati. E molti sfoderano un’arma più velocemente che altrove…

Giustiniano

10 gennaio 2018

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