La stanza di Chris, nella « Casa di transito » della missione protestante del quartiere della stazione, a Francoforte sul Meno, è arredata sommariamente. Letto, tavolino, armadio. L’uomo, bavarese di nascita ma con radici polacche,  non  ha grandi esigenze. Kristina Wessel è l’assistente sociale che ha tolto l’ex senza casa dall’aeroporto e ha trovato per lui la stanza nella « casa di transito ». Kristina, che lavora all’aeroporto di Francoforte  da oltre un anno, nel quadro di un progetto della missione, riferisce che vi si possono incontrare circa 200 persone senza casa. Molti di loro sono in città durante il giorno e ci vengono la notte a dormire. 60 vivono nell’area aeroportuale l’intera giornata.

Nell’aeroporto, i senza casa si sentono più sicuri che in strada. Possono sparire fra la folla. Talvolta, perfino Kristina non è in grado di distinguere i senza casa dai passeggeri. « Quando qualcuno dorme su una panca potrebbe essere un passeggero il cui aereo è in ritardo », dice. Chris, 47 anni, ha vissuto tre anni nell’aeroporto. Giorno e notte. Ora sembra contento. Quando ripensa alla sua vita di prima, la sua espressione cambia. Gli occhi si riempiono di lacrime. Racconta che, anni fa, sua moglie lo ha lasciato per un altro uomo. Aveva un buon lavoro e guadagnava bene. Ma dopo la separazione è crollato. Non pagava più l’affitto, è stato sfrattato, ha perso la patente, si è messo a bere…

Nell’aeroporto, Chris guadagnava fino a 10 euro al giorno, soprattutto recuperando, come gli altri senza casa,  vuoti a rendere. Inoltre, non ci sono viaggiatori più generosi di quelli che vanno in vacanza. A Kristina non risulta che ci siano passeggeri che offendono o aggrediscono i senza casa. Molti sono semplicemente stupiti. Non sapevano che ci sono persone senza casa che vivono negli aeroporti. Dopo un anno, Chris aveva perfino un po’ di privacy. Si cercava un angolo solitario per dormire su una panca. « Non era bello come qui », raccolta sorridendo « ma poteva andare ».

La situazione nell’aeroporto, relativamente buona, rappresenta, per Kristina, un problema. E’ difficile dare alle persone un buon motivo per lasciarlo. In un primo tempo li accompagna presso le autorità, i centri informazione o dal medico. Li informa inoltre su quello che propone la missione ed altre istituzioni che aiutano i senza casa. Fra l’altro, incontri diurni, pernottamenti d’emergenza e stanze di « transito ». Con Chris tutto è andato bene. Ha fatto presto a farsi aiutare e collabora. « La sua è una success story » dice la ragazza. Non è sempre cosi’, tanto più che Kristina non ha il tempo di parlare con tutti. Ci vorrebbe almeno un’altra assistente a tempo pieno.

Chris è riconoscente. Senza Kristina non ce l’avrebbe fatta, racconta fra le lacrime. « Dicevo sempre : domani, domani. Domani me ne vado ». « Domani » sono diventati anni. Adesso non ha solo una camera nella « Casa di transito ». Ha in vista un lavoro : aiuto-cuoco in un ristorante a Offenbach. Se sarà assunto, vorrebbe cercarsi là anche una stanza.

Giustiniano

10 gennaio 2018

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